Bioplastica da canapa, agrumi e pomodori in Sicilia

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Bioplastica da canapa, agrumi e pomodori in Sicilia

Bioplastica dagli scarti vegetali delle produzioni di canapa, arance e pomodori. È la missione di Kanèsis, startup che promuove in Sicilia l’economia circolare.

Canapa industriale, eco-agricoltura ed economia circolare

La coltivazione della canapa industriale in Italia sta vivendo un nuovo rinascimento grazie alla crescente domanda, sul mercato internazionale come in quello domestico, dei superfood che ne derivano. La legge 242/16 ha contribuito al rilancio della coltura, sebbene i finanziamenti in essa previsti siano tuttora bloccati. Sono ancora da risolvere, tra l’altro, equivoci e incertezze fomentati a Roma dal CSS (solo in parte risolti dal Ministero della Salute) e a Bruxelles dalla Commissione Europea.

La Cannabis Sativa L. è una pianta resiliente, adatta a svilupparsi in tutti i continenti (tranne l’Antartide) con poca acqua e scarsa manutenzione. Cresce rapidamente, in 4-5 mesi dalla semina alla raccolta, fino a raggiungere i 3-5 m di altezza. Ed è in grado di assorbire CO2 dall’atmosfera in quantità fino a 4 volte superiori rispetto ad altre piante. Le radici della canapa hanno inoltre la capacità di chelare gli ioni metallici e così depurare i terreni da metalli pesanti e altri contaminanti pericolosi. (1)

Kanèsis, biolastiche da canapa e altri scarti vegetali

Kanèsis è una startup creata da due giovani di Ragusa con l’obiettivo di portare a valore i residui delle lavorazioni agricole più caratteristiche della loro terra. Steli e altre parti della canapa (‘Hemp’, ‘Weed’), scarti della potatura degli aranci (‘Pruned’), sottoprodotti della trasformazione industriale dei pomodori (‘Tomato’). I materiali vegetali vengono mescolati con PLA (acido polilattico), il quale a sua volta deriva da risorse biologiche rinnovabili, come amido di mais e canna da zucchero. E lavorati in granuli, che costituiscono la base per produrre i filamenti da utilizzare nei processi di stampa 3D (iniezione o soffiaggio).

Hempbioplastic’ (Hbp) è la bioplastica creata da Kanèsis esclusivamente a partire da materie prime agricole e naturali. Le sue proprietà chimico-fisiche e meccaniche sono tra l’altro migliori rispetto allo stesso acido polilattico, in termini di leggerezza (+20%) e resistenza (+30%). Ulteriori sviluppi hanno consentito di aumentare la resistenza alla trazione e l’elasticità del composto che si presta alla realizzazione di numerosi oggetti di utilizzo quotidiano.

Il progetto è stato avviato nel 2014 con l’idea di utilizzare la cellulosa da canapa per la produzione di carta in una cartiera dismessa del catanese. Nel 2015 Kanèsis ha realizzato il primo prototipo di filamento a base di canapulo e PLA da utilizzare nella stampa 3D. Nel 2018, il prodotto è stato implementato e attraverso uno scarto di fiori e foglie standardizzato in granulometria e umidità. Ed è stato prodotto il filamento ‘Weed’, di colore naturalmente verde, ancora una volta a partire dagli scarti delle lavorazioni della canapa siciliana.

Dario Dongo e Luca Foltran 

Note

(1) Cfr. P. Linger, J. Kobert. (2002). ‘Industrial hemp (Cannabis sativa L.) growing on heavy metal contaminated soil: fibre quality and phytoremediation potential’. Industrial Crops and Products. https://doi.org/10.1016/S0926-6690(02)00005-5

V. Angelova, K. Ivanov (2004). ‘Bio-accumulation and distribution of heavy metals in fibre crops (flax, cotton and hemp)’. Industrial Crops and Products. https://doi.org/10.1016/j.indcrop.2003.10.001

Gangrong Shi, Caifeng Liu, Meicheng Cui, Yuhua Ma, Qingsheng Cai (2012). ‘Cadmium Tolerance and Bioaccumulation of 18 Hemp Accessions’. Appl Biochem Biotechnol (2012) 168: 163. https://doi.org/10.1007/s12010-011-9382-0

(2) Il PLA, acido polilattico o polilattato, è il polimero dell’acido lattico. Il polimero cristallino, ottenuto mediante fermentazione lattica (isoforma L), fonde a 180 °C. Ed è il materiale più utilizzato per realizzare manufatti attraverso stampanti 3D. A differenza dei materiali plastici tradizionali, la cui vita media supera i 100 anni, il PLA ha tempi di biodegradazione molto brevi che variano, a seconda delle condizioni ambientali, tra 1 e 4 anni

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