Bunker a Roma. Il kitchen club che rilancia la cucina fusion a Roma

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Bunker a Roma. Il kitchen club che rilancia la cucina fusion a Roma

Un piatto di Bunker, con mozzarella e scampi

Un piatto di Bunker, con mozzarella e scampi

Bunker a Roma

Non inganni il nome, Bunker, ché l’ultima intenzione degli ideatori dell’insolito progetto all’esordio in via del Boccaccio, nel centro di Roma, è quella di rappresentare una sorta di setta iniziatica. È vero, comunicazione e grafica che supportano l’idea di Nicholas Amici e del suo team proiettano nell’immaginario di una giostra gastronomica che invita chi entra a scoprirla un passo alla volta; ma appunto, Bunker si nutre di una leggerezza d’animo, e di intenti, che non deve spaventare. Anche perché la sfida del “kitchen club” pronto a inaugurare tra un paio di giorni è proprio quella di coinvolgere un pubblico ampio, in una zona della città – tra piazza Barberini e Fontana di Trevi – notoriamente appannaggio di ristoranti e locali per turisti, che poco si preoccupano di offrire loro una proposta originale. Quindi c’è il desiderio di catturare la curiosità di chi un simile approccio – che tra poco andremo a spiegare – lo cerca in altre capitali internazionali; ma anche dei romani meno avvezzi a certi linguaggi gastronomici, e degli stranieri che affollano costantemente gli alberghi limitrofi (sta arrivando anche l’Hotel de la Ville, ne riparleremo).

Nicholas Amici con la testa di un toro

Un kitchen club nel cuore della Capitale

L’idea che sta dietro all’insegna, invece, è presto detta: Bunker è un locale nascosto alla vista, una targa discreta ne annuncia la presenza su strada. Dall’ingresso è necessario scendere qualche gradino, la sala prende luce solo da un paio di piccole apertura a livello stradale. E anche i colori – con toni che modulano il grigio e nero, rischiarati da inserti color sabbia – definiscono a primo impatto un ambiente un po’ cupo (seguendo una linea di interior design che a Roma, di recente, sembra andare per la maggiore). 26 sono i coperti, distribuiti tra bei tavoli in legno e ferro, lasciati nudi. Le luci scendono dall’alto, calibrate sulle esigenze degli ospiti. All’ingresso, il bancone è riservato per ora al momento dell’accoglienza, ma non è escluso che presto possa prestarsi per un servizio più informale, a diretto contatto con la cucina, che si intravede dietro ad ampie vetrate, da cui fa capolino un barbecue Green Egg, cuore concettuale del lavoro. L’idea di cucina, dunque, è quella che Nicholas ha interiorizzato sul percorso tra l’Italia, la Spagna e Londra.

La cucina di Bunker

Con chiara preferenza accordata all’approccio di una certa ristorazione che fa della leggerezza e del divertimento del commensale la sua cifra stilistica. Mettendo tecniche, conoscenza degli ingredienti e creatività di chi le combina al servizio della meraviglia di chi mangia. Insomma, c’è indubbiamente voglia di stupire con effetti speciali – non a caso Nicholas ha trascorso un periodo al fianco di David Munoz, da DiverXo e StreetXo – ma calibrando l’effetto sul pubblico di riferimento. Perché l’ospite non si trovi banalmente catapultato in una centrifuga gastronomica che fa girare la testa, e invece sia indirizzato su un’esperienza piacevole e sempre diversa, possibilmente votata alla condivisione. Ecco perché il menu si presenta come una tavola priva di categorizzazioni stringenti: via la divisione tradizionale tra antipasti, primi e secondi, i piatti sono presentati in sequenza continua, individuati da nomi che spesso anticipano poco di ciò che arriverà in tavola. A volte, anzi, portano persino fuori strada (ferma restando l’indicazione di tutti gli ingredienti presenti nel piatto). Ma anche questo fa parte del gioco. In aggiunta, e in omaggio alla cultura del para compartir, di ogni pietanza si indica il numero di “pezzi” che arriveranno in tavola. Generalmente due o tre per piatto, così che sia più facile per tutti assaggiare. E con la soluzione facoltativa dell’extra, la possibilità di aggiungere un pezzo in più all’ordine, con la cifra relativa ben indicata in menu.

Un piatto di Bunker con ricciola cruda, pelle di pollo, leche de tigre

Menu e prezzi

Cosa si mangia? C’è il Fish&Chiks, un gioco tra crudo di ricciola, pomodoro bruciato, leche de trigre e pelle di pollo croccante, con cui aiutarsi a raccogliere le salse nel piatto (12 euro per 3 pezzi); o la mozzarella milkless (12), una mozzarella servita con scampi, pomodoro, alghe, salsa aioli e sabbia mediterranea, che prevede pure l’abbinamento con un drink miscelato. E poi la pancia di maiale con capasanta, lattughino, erbe aromatiche (11, per 4 pezzi); ma anche un piatto di pasta Spaghetti e tomato (10): spaghettone Felicetti, pomodoro, basilico e parmigiano per una proposta servita tiepida che riscrive la ricetta tradizionale. Molti sono gli incontri tra mare e terra, tante le note affumicate garantite dall’uso del green egg, complesso il lavoro sulle salse. Pollo e gamberoni (18 euro, 2 pezzi) è un chiaro esempio di questo approccio: pollo cotto a vapore, salsa di peperoni e cioccolato fondente con bisque di gambero rosso, gambero rosso crudo a chiudere, con la testa da spremere che arriva direttamente al tavolo. In alternativa alla carta, il menu degustazione è proposto a 45 euro, per un percorso da 7 assaggi che spesso prevede anche idee fuori carta, come la tostada con gambero rosso, polenta, wasabi e aneto. Stessa voglia di divertirsi anche con i dessert (8 o 9 euro), affidati alle cure di una giovane pastry chef (in cucina lavorano in quattro): Mango nigiri, Grattachecca, Fiori di zucca (ma il nome inganna: ricotta di bufala, cioccolato, taccole e mostarda).

Sala e cantina

In sala si muove Guido Sardi, anche lui in arrivo da esperienze internazionali (a Sydney); a lui è affidata anche la gestione della cantina, per ora circa 50 etichette, con spunti che pescano in Italia e nel mondo – dal Cile alla Georgia, alla Francia – grandi vini e piccole produzioni (anche biodinamiche), bollicine e vini da dessert. Molti proposti anche al calice, con prezzi che non spaventano e anzi vogliono invitare a sperimentare. In questo senso, il ruolo di Guido sarà anche quello di guidare all’abbinamento, comunicando anche l’idea della cucina. E non è escluso che insieme al piatto possa arrivare un bicchierino di sake. L’idea, insomma, è nuovo per la scena romana; altrove, è ben dimostrato, ha avuto grande successo. Se saprà crescere con personalità, potrebbe essere un bell’acquisto per la ristorazione locale.

 

Bunker – Roma – via del Boccaccio, 24 – dal 24 maggio, solo a cena (19-23.30) – 06 64008541 – bunkerkitchenclub.com

 

foto di Alberto Blasetti

Source: Bunker a Roma. Il kitchen club che rilancia la cucina fusion a Roma

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