CBD, canapa alimentare e cosmesi. ‘Big Pharma’ contro tutti

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CBD, canapa alimentare e cosmesi. ‘Big Pharma’ contro tutti

Il valore della canapa industriale, nel suo intero ciclo di vita, non passa inosservato. Ottime rese in agricoltura, proteine fibre e buoni grassi, nutraceutica e cosmeceutica, bioedilizia e bioplastiche. Il mercato globale di Cannabis Sativa L. e derivati, da qui al 2025, è atteso crescere del 77% fino a raggiungere i 166 miliardi di dollari. (1) E ‘Big Pharma’ si muove, coi suoi burattini a Bruxelles e Strasburgo, per accaparrarsi l’esclusiva di utilizzo degli estratti più lucrativi, a partire dal CBD.

CBD nei cosmetici, Commissione europea, terzo giro di giostra 

Il 12.3.19 Great Italian Food Trade (GIFT) ha denunciato:

– l’improvviso e immotivato inserimento del CBD (cannabidiolo) e olio di semi di canapa tra le sostanze vietate nel registro UE degli ingredienti cosmetici (CosIng). Un’operazione che la Commissione europea (DG Grow, Unità D4) ha giustificato con il richiamo alla Convenzione ONU sulle sostanze stupefacenti, adottata 58 anni prima (!),

– l’altrettanta improvvisa introduzione nel registro sui ‘Novel Food’, da parte della DG Sante, Unità E2, di una nota sibillina del tutto incompatibile con il legittimo affidamento degli amministrati verso la certezza delle regole. ‘Le normative nazionali specifiche possono limitare l’immissione sul mercato di questo prodotto [‘alcuni prodotti derivati dalla canapa’] come alimento o ingrediente alimentare in alcuni Stati membri.’ In modo da creare incertezza anziché risolverla, come invece spetta proprio alla Commissione europea.

Il 22.3.19 abbiamo registrato il dietrofront della Commissione europea. La quale – a seguito di interrogazione scritta dell’eurodeputato Marco Zullo, che ha dato seguito alla nostra denuncia – ha cancellato con altrettanta rapidità i divieti introdotti poche settimane prima. Cannabidiolo e olio di semi di canapa sono così stati riammessi tra gli ingredienti ammessi nel registro ‘CosIng’.

Il 26.4.19 la Commissione europea ha compiuto il terzo voltafaccia. (2) Il vicepresidente Jyrki Katainen – commissario uscente per il lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività – ha fornito all’on.le Marco Zullo le risposte più beffarde che si potessero immaginare:

– uso alimentare di derivati della canapa e negli alimenti. La Commissione non accenna neppure all’esigenza di fare chiarezza. ’Quando gli operatori del settore alimentare non siano sicuri che un alimento rientri nell’ambito di applicazione del regolamento sui nuovi alimenti, dovranno consultare lo Stato membro nel quale intendono introdurre il nuovo alimento’. Così recita il Commissario e altrettanto si ritrova sul ‘Novel Food Catalogue’, (3)

– uso cosmetico. La Commissione ha travisato nel modo più bieco la natura della Convenzione ONU 1961 sulle sostanze stupefacenti. Teorizzando il divieto d’impiego del cannabidiolo di origine vegetale nei prodotti cosmetici ‘se preparato come estratto, tintura o resina di cannabis’. A prescindere dalla conclamata assenza di effetti psicotropi in tale sostanza naturale. E al contempo invece, ‘secondo CosIng l’olio di semi di canapa e il cannabidiolo sintetico non sono vietati’. (4)

La distanza tra il mondo reale e le stanze di Bruxelles ha raggiunto il paradosso. Da un lato la Commissione ammette l’asimmetria delle regole sulla commercializzazione degli estratti naturali di canapa industriale, dall’altro il suo stesso Centro di Ricerca Comune (JRC, ‘Joint Research Center’) si preoccupa di impedire le frodi su oli con CBD facilmente reperibili sul mercato. (5)

CBD, le manovre di Big Pharma

Big Pharma si è mossa con rapidità, nelle stanze dei bottoni. Alla Commissione – di cui Jyrki Katainenin (già primo ministro della Finlandia) è vice presidente – e al Parlamento europeo. L’Assemblea di Strasburgo ha infatti adottato, il 13.4.19, una risoluzione ‘sull’uso della cannabis a scopo terapeutico’ che ci mostra lo scenario previsto dalle lobby dei colossi chimici e farmaceutici. (6)

La risoluzione del Parlamento europeo teleguidato da Big Pharma mira infatti a ricondurre i cannabinoidi, che sono naturalmente contenuti nella Cannabis Sativa L., all’esclusivo destino commerciale farmaceutico. Viene dato atto che ‘il CBD non presenta proprietà tossiche né causa dipendenza’ e ‘la pianta della cannabis è costituita da numerosi altri cannabinoidi come il cannabicromene, il cannabinolo, l’acido cannabidiolico, il cannabigerolo e la tetraidrocannabivarina, che possono avere effetti neuroprotettivi’.

I cannabinoidi non psicoattivi, riconosce l’Assemblea di Strasburgo, ‘sono in grado di contribuire alla riduzione di taluni sintomi nei pazienti – quali dolore cronico, infiammazione e infezioni batteriche – e possono stimolare la crescita ossea’. Addirittura, ‘una rassegna della letteratura scientifica esistente in materia di cannabis utilizzata in ambiente medico [che non proviene certo dallo scibile di questi politicanti da quattro soldi, ndr] fornisce prove conclusive o sostanziali del fatto che la cannabis e i cannabinoidi hanno effetti terapeutici, ad esempio nel trattamento’ di una serie di sintomi e disagi, patologici e fisiologici.

Le proprietà salutistiche degli estratti di canapa sono riferite alla mitigazione ‘del dolore cronico negli adulti’, al ‘trattamento della nausea e del vomito’ e ‘dei pazienti che soffrono di disturbi legati ad ansia, sindrome da stress post-traumatico e depressione’. I cannabinoidi – secondo le ‘prove scientifiche conclusive e sostanziali’ citate dal Parlamento – sono anche utili a mitigare i sintomi ‘del morbo di Alzheimer, dell’artrosi, dell’asma, del cancro, del morbo di Crohn e del glaucoma e contribuire altresì a ridurre il rischio di obesità e diabete e ad attenuare i dolori mestruali’. 

Una pianta miracolosa, è fuor di dubbio. Proprio perciò Big Pharma, dopo averne decantato le virtù che potranno apportare lucrosi profitti all’industria farmaceutica, alza le barriere verso i concorrenti dell’agricoltura e della trasformazione alimentare. Così gli eurodeputati al suo comando, dopo avere escluso il rischio di dipendenza da CBD, evocando questo stesso spettro assieme a quello del narcotraffico e di possibili usi inappropriati, anche da parte di minori, delle sostanze di cui si sono appena illustrate le virtù.

Schifo è il solo commento che si rivolge a tutti i politici ingordi e i burocrati infedeli. I quali servono l’oligarchia della finanza industriale in antitesi ai legittimi interessi dei cittadini e dei pazienti, degli agricoltori e delle imprese di trasformazione alimentare.

Una reazione coesa dal basso – che coinvolga tutte le parti sociali interessate allo sviluppo di una filiera sostenibile e promettente, per l’economia e la salute – sembra essere l’unica soluzione per affrontare questo obbrobrio.

#Égalité!

 Dario Dongo

Note

(1) Zora Milenkovic. (2018). ‘Here Comes Cannabis – How Legalisation Will Disrupt Global Industries.’ Euromonitor International http://go.euromonitor.com/rs/805-KOK-719/images/wpCannabisDisruption-Final.pdf?

(2) Risposta scritta 26.4.19 della Commissione europea all’On.le Marco Zullo, su http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-8-2019-001420_IT.html

(3) V. ‘Novel Food Catalogue’, voce Cannabis Sativa L., su http://ec.europa.eu/food/safety/novel_food/catalogue/search/public/index.cfm

(4) V. ‘Cosmetic Ingredients Database’ (Cosing), su http://ec.europa.eu/growth/tools-databases/cosing/index.cfm?fuseaction=search.simple

(5) Cfr. verbale riunione ‘EU Food Fraud Network’, JRC, marzo 2019. Casi di analisi su CBD a pagina 49 del documento https://ec.europa.eu/knowledge4policy/sites/know4pol/files/jrc115861_1st_kcffq_meeting_report.pdf

(6) Risoluzione del Parlamento europeo del 13 febbraio 2019 sull’uso della cannabis a scopo terapeutico, 2018/2775 (RSP), su http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2019-0113_IT.html

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