CETA, via libera della Corte di Giustizia al ‘trita-norme’ a servizio delle ‘Corporation’

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CETA, via libera della Corte di Giustizia al ‘trita-norme’ a servizio delle ‘Corporation’

La sovranità democratica, in Europa e nei suoi Stati membri, cede definitivamente il passo agli interessi privati. Le ‘Corporation’ – grazie alle clausole inserite nel CETA e in altri trattati tossici, presto anche nel TTIP – possono agire in giudizio nei confronti dei governi nazionali e della stessa UE, ogni qualvolta ritengano che una legislazione arrechi disturbo ai loro affari. È questo il verdetto della Corte di Giustizia UE che, con parere emesso in seduta plenaria il 30.4.19, ha affermato la prevalenza degli accordi commerciali sul diritto pubblico.

Il trita-norme’ a servizio del settore privato, tradizionalmente noto come ‘sistema ISDS’ (‘Investor – State Dispute Settlement’), rinominato ICS (‘Investment Court System’) nell’accordo tra Unione Europea e Canada (CETA), ottiene così il via libera.

‘Investment Court System’, alias ISDS. La questione sottoposta ai giudici di Lussemburgo 

Il Regno del Belgio ha chiamato la Corte di Giustizia UE a pronunciarsi sulla compatibilità della procedura di risoluzione delle controversie tra investitori e Stati membri con il diritto primario dell’Unione. La Commissione europea guidata da Jean Claude Juncker rivendica il merito di avere introdotto questa procedura di arbitrato che, a suo dire, sarebbe un sistema ‘nuovo, efficace, equo e trasparente’.

La società civile – rappresentata da diversi movimenti, riuniti in Italia dalla campagna @StopTTIP_Italia – denuncia invece i pericoli legati all’istituzione di un ‘tribunale parallelo’ a servizio delle ‘Corporation’. È ‘un’arma delle multinazionali contro l’ambiente e la sovranità degli Stati’. È ‘un sistema giudiziario parallelo alle corti ordinarie’, una nuova corte che decide sul diritto pubblico. Con il potere di condannare gli Stati a risarcimenti miliardari e/o a ritirare le norme che vengono contestate dalle imprese. La procedura di risoluzione delle controversie fra investitori e Stati prevede invero la costituzione di un collegio arbitrale di primo grado e e di uno di appello. Nonché, nel lungo termine, un tribunale multilaterale per gli investimenti.

La Corte di giustizia, nondimeno, ha affermato la compatibilità dell’ICS (‘Investment Court System’) con il diritto europeo. Sia con il principio di autonomia del diritto UE e la giurisdizione (almeno in teoria) esclusiva della Corte di giustizia nell’interpretazione del diritto UE, sia con quello della parità di trattamento e dell’efficacia del diritto europeo. E addirittura con la Carta dei diritti fondamentali, per quanto attiene in particolare al diritto di accesso alla giustizia e al diritto a un tribunale indipendente e imparziale. (1)

Il diritto dell’Unione non osta né alla creazione di un tribunale, di un tribunale d’appello e, successivamente, di un tribunale multilaterale degli investimenti, né al fatto che il CETA attribuisca loro la competenza a interpretare e applicare le disposizioni dell’accordo alla luce delle norme e dei principi di diritto internazionale applicabili tra le parti del CETA.

Viceversa, poiché questi tribunali si pongono all’esterno del sistema giurisdizionale dell’Unione, essi non possono essere legittimati a interpretare o applicare le disposizioni del diritto dell’Unione diverse da quelle del CETA o a pronunciare decisioni che possano avere l’effetto di impedire alle istituzioni dell’Unione di funzionare conformemente al quadro costituzionale di quest’ultima.’ (ECJ, ‘European Court of Justice’, sentenza 30.4.19)

Ad avviso della Corte europea, il CETA (‘Canada – European Union Trade Agreement’) contiene clausole che privano i tribunali arbitrali di qualsiasi competenza a rimettere in discussione scelte democratiche degli Stati in tema di ordine pubblico, salute, sicurezza alimentare e dell’ambiente, sicurezza dei prodotti, dei luoghi di lavoro, diritti fondamentali. E in ogni caso, secondo i giudici di Lussemburgo, il CETA ‘contiene garanzie sufficienti per assicurare l’indipendenza dei membri dei tribunali previsti’.

Il saluto della Commissione europea

Cecilia Malmström, Commissaria europea uscente per il commercio, saluta il parere della ‘European Court of Justice’ con vibrante soddisfazione. Missione compiuta. Vale la pena fare un passo indietro e ricordare le dichiarazioni rese da Cecilia Malmström al quotidiano ‘The Independent’, il 13.10.15. L’intervistatore John Hilary, direttore esecutivo della ONG ‘War on Want – Fighting Global Poverty’, aveva chiesto come la Commissione potesse continuare a promuovere il TTIP a dispetto della massiccia opposizione dei cittadini europei.

I do not take my mandate from the European people’. ‘Il mio mandato non deriva dalla popolazione europea’, dichiarava la Commissaria. La quale in effetti ha collaborato a lungo con Peter Sutherland (1946-2018), che fu il primo direttore generale del WTO (‘World Trade Organization’), presidente di Goldman Sachs. Oltreché, ça va sans dir, ex consigliere del gruppo Bilderberg e presidente della Commissione trilaterale in Europa.

L’accordo di libero scambio Ue-Canada, approvato dal Parlamento europeo nel 2017, è ora applicato in modo provvisorio ed entrerà pienamente in vigore solo dopo la ratifica di tutti gli Stati membri. Solo a conclusione di questo processo potrà diventare operativo il Sistema giudiziario per gli investimenti. Il sistema ICS chiarisce che i governi mantengono il loro diritto a regolamentare e conseguire obiettivi politici legittimi, quali la salute pubblica, la sicurezza, l’ambiente, la morale pubblica e la promozione e la protezione della diversità culturale’ (Cecilia Malmström, Commissaria europea per il commercio, 30.4.19).

La Commissione europea dimissionaria sottolinea le caratteristiche, a suo dire positive, del sistema introdotto. Poiché il tribunale permanente sarebbe ispirato a tribunali internazionali pubblici, composto da un tribunale di primo grado e un tribunale d’appello, composti da giudici professionisti e indipendenti anziché da esperti arruolati per le singole decisioni. Questo tribunale, ‘tenuto ai più elevati standard etici attraverso un rigido codice di condotta (…) lavorerà in modo trasparente aprendo le udienze al pubblico; pubblicando i documenti presentati durante i casi; consentendo alle parti interessate (ONG, sindacati, rappresentanti dei cittadini) di intervenire nel procedimento e presentare osservazioni’.

Democrazia a rischio 

Il potere asimmetrico attribuito agli ‘investitori’ di promuovere cause di risarcimento miliardarie nei confronti degli Stati rappresenta un esercito infinito di spade di Damocle sulle teste dei cittadini e delle istituzioni democratiche. E se i cittadini potranno rimanere ignari, non altrettanto sarà per i governi e le assemblee nazionali, né – si noti bene – per le Regioni e amministrazioni locali. Tanto più vulnerabili ai lobbisti delle ‘Corporation’, che possono minacciare colossali azioni di risarcimento in ipotesi di adozione di atti di ‘disturbo’ ai loro interessi privati. Ad esempio, in caso di politiche nutrizionali ovvero di provvedimenti che inibiscano l’impiego di venefici pesticidi o altre sostanze tossiche in determinate aree,

Questa decisione legittima in modo pericoloso un meccanismo che consente alle aziende di richiedere un risarcimento di svariati miliardi di dollari ai governi che osano difendere il proprio potere. La sentenza rappresenta anche un colpo a milioni di cittadini che si sono espressi contro questo sistema di giustizia parallela per le imprese, più di recente, più di 555.000 firmatari da tutta Europa hanno chiesto la fine del sistema ISDS in tutte le sue forme. (4) La palla è tornata nell’arena politica. Chiediamo a tutti i parlamenti degli stati membri dell’UE che devono ancora ratificare il CETA di rifiutare questo accordo unilaterale – che si rivolge alle grandi imprese ma che lavora contro gli interessi della maggioranza delle persone in Europa.

Nel tentativo di aggirare l’enorme opposizione generata dall’ISDS, la Commissione europea l’ha rinominata ICS (Investment Court System) nel CETA e in altri accordi commerciali, ad esempio, con Singapore e Vietnam. Ma le analisi dimostrano che, come l’ISDS, il presunto “nuovo” ICS consente alle società di eludere i sistemi giuridici nazionali ed europei e di citare in giudizio i governi in tribunali paralleli quando regolamentano per proteggere l’interesse pubblico e l’ambiente’ (‘Corporate Union Observatory’, v. nota 5).

La campagna Stop TTIP-Stop CETA Italia evidenzia come la sentenza della Corte europea ‘legittima un sistema controverso, che consente alle multinazionali di fare causa agli Stati per scoraggiare l’approvazione di leggi che minacciano i loro profitti. Qualunque norma – anche se varata per proteggere l’interesse pubblico o l’ambiente – sarà impugnabile in opachi tribunali, che prestano il fianco a gravi conflitti di interessi’. (6)

Negli ultimi trent’anni gli Stati di varie parti del pianeta sono stati costretti a versare 84,4 miliardi di dollari USA alle imprese private, nell’ambito di giudizi arbitrali analoghi a quelli introdotti nei trattati tossici. A seguito di sentenze sfavorevoli (67,5 miliardi) o di onerosi patteggiamenti (16,9 miliardi). (7) I tribunali di questo tipo (8) – rispetto ai quali l’ICS si presenta come una sorta di ‘arbitrato col rossetto’ – rappresentano una minaccia per la democrazia. Poiché il ‘trita-norme’ a servizio delle ‘Corporation’ incrina sul nascere la capacità degli Stati di agire nell’interesse della collettività. Politiche ambientali, sociali, sanitarie, di promozione dei diritti umani e sociali, tutte nel trita-norme.

Dario Dongo e Sabrina Bergamini 

Note

(1) Corte di Giustizia UE, parere 1/17 (seduta plenaria), 30.4.19 (ECLI:EU:C:2019:341), http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=213502&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=706718

(2) Commissione europea, DG Trade, comunicato stampa 30.4.19 http://europa.eu/rapid/press-release_IP-19-2334_en.htm

(3) La ONG ‘War on Want – Fighting Global Poverty’ ha pubblicato, l’11.10.15, un’interessante relazione in merito ai nefasti effetti di CETA e TTIP sui servizi pubblici. V https://www.waronwant.org/resources/public-services-under-attack

L’Unione europea sta trasferendo i nostri servizi pubblici al settore privato e la popolazione europea ne viene tenuta all’oscuro. Una volta che un servizio pubblico è stato privatizzato e inserito in un trattato economico internazionale, tale privatizzazione è effettivamente irreversibile. I burocrati di Bruxelles ci stanno vendendo lungo il fiume e il governo del Regno Unito [come quelli degli altri Stati membri, ndr] li sta sostenendo’ (John Hilary, direttore esecutivo ‘War on Want’, 11.10.15)

(4) Campagna internazionale ‘Stop ISDS’. #StopISDS, #StopCorporateImpunity, #BindingTreaty https://stopisds.org/

(5) ‘Corporate Union Observatory’, dichiarazione 30.4.19 https://corporateeurope.org/en/2019/04/ecj-confirms-legality-unfair-corporate-tribunals-eu-trade-deals

(6) Campagna Stop TTIP Stop CETA Italia, comunicato stampa 30.4.19. ‘La Corte UE promuove il tribunale delle multinazionali’ https://stop-ttip-italia.net/2019/04/30/ceta-corte-ue-tribunale-multinazionali/#more-6248

(7) Campagna Stop TTIP Stop CETA Italia (2019). Rapporto ‘Diritti per le persone, regole per le multinazionali’ https://stop-ttip-italia.net/wp-content/uploads/2019/01/Report_ISDS_BHR_2019.pdf

Source: CETA, via libera della Corte di Giustizia al ‘trita-norme’ a servizio delle ‘Corporation’

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