Chef’s Table Street Food. La celebre serie di Netflix si concentra sulle cucine di strada dell’Asia

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Chef’s Table Street Food. La celebre serie di Netflix si concentra sulle cucine di strada dell’Asia

Jay Fai al lavoro con la maschera davanti alla padella delle omelette

Chef’s Table. Come sono cambiati i protagonisti nel tempo

L’ultima stagione di Chef’s Table – la sesta considerando pure lo spin off dedicato alla pasticceria – è stata rilasciata su Netflix solo qualche settimana fa, e annovera tra i suoi protagonisti anche un personaggio del cibo made in Italy di grande carisma, com’è Dario Cecchini. Un macellaio, seppur eclettico, tra grandi chef. E non solo. Perché il cast selezionato in giro per il mondo da David Gelb, produttore di una serie diventata cult nel giro di pochi anni (la prima stagione, quella con Massimo Bottura, risale al 2015), si è fatto via via più eterogeneo, fino a comprendere personalità che esulano dal giro delle grandi cucine stellate, per concentrarsi su temi di rilevanza sociale, politica, culturale. Così, l’autunno scorso, abbiamo visto la barbacoa messicana di Cristina Martinez, divisa tra il successo del suo South Philly Barbacoa e le difficoltà di una vita da immigrata negli Stati Uniti del presidente Trump; o la Turchia di Musa Dagdeviren, che della cucina fa un potente mezzo di educazione culturale e condivisione. E ancora la Thailandia di Bo Songvisava. Mentre gli ultimi quattro episodi, disponibili da un mese sulla celebre piattaforma di streaming online, indagano ancora tra le storie di successo di ristoratori che ce l’hanno fatta credendo nella forza delle proprie radici culturali, anche lontano dalla propria terra d’origine (vedi Mashama Bailey a Savannah, o l’indiana Asma Khan a Londra).

Chef’s Table Street Food

Il 26 aprile, però, si cambia di nuovo, con una nuova stagione completamente girata in Asia. È questa una delle prime coordinate, poche al momento sulla serie che Chef’s Table dedicherà allo street food. Non una novità assoluta, considerando quanto spesso, soprattutto negli ultimi episodi rilasciati, la camera abbia indugiato sul cibo di strada e le tradizioni popolari che ne alimentano il successo: la stessa Cristina Martinez, o Dario Cecchini con la sua proposta di Solo Ciccia, a Panzano in Chianti, nell’attività di ristorazione nata a partire della macelleria. Ma anche, per altri versi, l’excursus sulle cucina popolare messicana di Enrique Olvera, o la pasticceria pop di Christina Tosi. Stavolta, però, lo spettacolo del cibo si sposta dichiaratamente in strada, per intercettare le abitudini di consumo di una comunità, e le storie d’eccellenza sorte quasi dal nulla, che anche le guide di settore hanno cominciato a premiare negli ultimi anni.

Il cibo di strada dell’Asia

Una tra tutte, quella di Jay Fai, dinamicissima street chef di Bangkok, premiata con la stella per la sue omelette al granchio, servite in una stanza con cucina su strada a dir poco spartana. La notorietà gli è valsa la coda che ogni giorno si assiepa fuori dal locale, trasformando in un’impresa accaparrarsi una delle sue mitiche omelette. Stando alla locandina della serie, che la immortala, dovrebbe essere lei una delle protagoniste di Chef’s Table Street Food. Gli episodi saranno nove in totale, ognuno girato in un differente Paese del continente asiatico, “per raccontare storie di perseveranza nel tramandare le radici gastronomiche e culturali di una comunità”. Ma non è escluso che lo spin off possa continuare a vivere di vita propria, con nuove stagioni dedicate al tema. Aspettiamoci dunque set che spaziano tra venditori ambulanti, food truck e mercati a cielo aperto. In attesa di qualche dettaglio più succulento.

 

a cura di Livia Montagnoli

Source: Chef’s Table Street Food. La celebre serie di Netflix si concentra sulle cucine di strada dell’Asia

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