Così mangiavamo: le autrici, l’economia domestica e le ricette dei nonni al tempo di guerra

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Così mangiavamo: le autrici, l’economia domestica e le ricette dei nonni al tempo di guerra

Abbiamo parlato di ricette povere, piatti semplici ma corroboranti, in grado di sfamare anche le famiglie meno abbienti. Specialità contadine nate dalla necessità di nutrirsi con quel poco che c’era in dispensa o nell’orto, in tempi di ristrettezze e carestia. A fornire consigli utili erano le autrici di ricettari e rubriche sui quotidiani, donne per le quali l’economia domestica non aveva segreti che dispensavano indicazioni preziose per destreggiarsi ai fornelli.

Donna Clara e l’economia domestica

È datato 1938 il volumetto di ricette pubblicato a Torino “Per voi massaie d’Italia”, scritto da Lidia Morelli, firma di diversi giornali sotto lo pseudonimo di Donna Clara. Consigli per la cucina ma anche per l’orto, per le faccende di casa, dalla pulizia generale fino ad arrivare alla cura dei vestiti. Erano le donne, come abbiamo già ripetuto più volte, a mandare avanti la famiglia, facendosi carico di quella filosofia autarchica che regnava al tempo del regime fascista.

Il miracolo delle donne

Come si legge in “Donne e cucina in tempo di guerra” di Bruna Bertolo “è alla donna che viene richiesto il miracolo quando si trova a dover fronteggiar i problemi imposti dall’autarchia alimentare e progressivamente dal razionamento dei generi alimentari, dalla carne al pane. Bisogna compiere miracoli quando si ha così poco da mettere in padella o in pentola e le necessità della famiglia sono tante”.

La resistenza interna

E lo conferma anche Lunella De Seta, altro nome storico del tempo, nel suo manuale La cucina del tempo di guerra del 1942: “Anche le donne, per portare anch’esse il proprio sassolino alla costruzione granitica della resistenza interna, devono combattere la quotidiana battaglia per l’alimentazione della famiglia”. La tenacia e la forza d’animo delle nostre antenate è ammirevole, una dote che non doveva mai mancare in una brava donna di casa, come ribadisce la De Seta: “Prima di atteggiarsi a martiri per dover lambiccarsi il cervello onde sfruttare al massimo la carne razionata, meditare sulla grande verità che si vive benissimo di soli vegetali, mentre di sola carne si filerebbe verso il cimitero. Dov’è allora il guaio serio di avere poca carne?”.

Petronilla, la cuoca che non fu mai cuoca

Fra le autrici più note ancora oggi, poi, Petronilla, uno degli pseudonimi di Amalia Moretti Foggia, pediatra appassionata di cucina che, dalla fine degli anni ’20, cominciò a dispensare consigli dalle colonne de La Domenica del Corriere. Suggerimenti utili, divenuti ancor più preziosi in seguito, in tempo di guerra, un momento in cui “la cuoca che non fu mai cuoca”, come lei stessa amava definirsi, cominciò a illustrare passo dopo passo la realizzazione di piatti gustosi con prodotti a basso costo e facilmente reperibili anche in quegli anni difficili.

La Poliambulanza per le donne

Una donna da sempre impegnata ad aiutare i più bisognosi, Amalia, al punto che fondò lei stessa una Poliambulanza dedicata alle donne – mamme, ragazze, bambine – più povere, dopo la laurea in medicina. Un personaggio eclettico: una studiosa, ricercatrice, scrittrice, rimasta sempre nell’ombra dei suoi nomi fittizi: Petronilla per la cucina, Dottor Amal per i consigli di alimentazione e stile di vita sano.

Il libo di Petronilla oggi

La sua memoria resta oggi fra le pagine di molti scritti, fra cui quello edito da Guido Tommasi Editore a cura di Stefania Barzini, “Le ricette di Petronilla”, volume in cui l’autrice, quasi un secolo dopo, commenta e reinterpreta in chiave contemporanea le ricette che, dietro lo schermo di un nome d’arte diventato celebre, entrarono nelle case e nelle cucine di tanti lettori italiani durante al Seconda Guerra Mondiale.

L’ordinaria straordinarietà di Petronilla

Libro arricchito dal materiale d’archivio raccolto nel tempo da Gianfranco Moretti Foggia, nipote di Amalia, e dalla prefazione di Maria Giuseppina Muzzarelli, storica e professoressa di Storie, Culture, Civilità all’Università di Bologna, che riassume la storia di Petronilla, una donna “comune e d’eccezione”, dalla vita di “un’ordinaria straordinarietà”. Ma soprattutto, “una delle colonne più salde della Domenica”, caso raro in un tempo in cui il giornalismo era ancora materia prettamente maschile.

I piatti simbolo dell’economia del tempo

Le ricette? Tantissime, di ogni genere, preparazioni che cambiano a seconda del momento, della disponibilità, traccia indelebile di un passato complesso e impossibile da dimenticare, parole che testimoniano l’andamento della guerra, dai cucchiai colmi di ogni genere di prodotto alla “torta squisita senza uova, senza burro e persino senza zucchero… che farà correre con il pensiero a quel famoso “pan di Spagna” del tempo che fu”.

La ricetta: super brodo di guerra di Lunella De Seta

2 cucchiai di fagiuoli

2 cucchiai di lenticchie

2 cucchiai di fave

2 cucchiai di ceci

Sedano abbondante e tutti gli erbaggi possibili a trovarsi

Acqua

La quantità dell’acqua necessaria dipende da quanti e quali ortaggi si mettono, secondo il volume di questi. Far cuocere a fuoco lento per 4 ore, passare per un setaccio molto fitto o attraverso una tela, condire con una noce di burro o una cucchiaiata di olio crudo e con sale giustamente dosato.

a cura di Michela Becchi

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