FAO, la Cina al comando

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FAO, la Cina al comando

Il vice-ministro cinese per l’Agricoltura e gli Affari rurali, Qu Dongyu, succederà a José Graziano da Silva nel ruolo di direttore generale della FAO a decorrere dall’1.8.19. Un meritato tributo all’unico Paese che ha effettivamente raggiunto l’obiettivo di eradicare la povertà estrema e la fame nei termini definiti dall’ONU entro i Millennium Development Goals (MDGs).

Direzione Generale FAO, i meriti di José Graziano da Silva

La FAO (Food & Agriculture Organization) – Agenzia delle Nazioni Unite per il Cibo e l’Agricoltura – ha il compito primario di coordinare e indirizzare le politiche agricole e alimentari dei 194 Stati membri e di un’organizzazione internazionale (l’Unione Europea) verso un obiettivo comune. La garanzia effettiva di accesso a cibo sano e sicuro per tutti gli abitanti del pianeta, c.d. food security. Garantendo altresì la sostenibilità delle relative filiere, a partire dalla sovranità alimentare. La quale postula il diritto alla terra, alle risorse naturali e ai mezzi di produzione.

José Graziano da Silva, fondatore del Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores, PT) nonché agronomo di fama internazionale, aveva già svolto un eccellente lavoro in Brasile, come ministro straordinario per la food security nel primo governo guidato dall’emerito presidente Luiz Inácio Lula da Silva. All’insegna del c.d. universalismo – un sistema in cui beni e servizi sono distribuiti non in ragione di favoritismi politici, bensì come diritti per tutti gli individui, indipendentemente dalla politica – José Graziano da Silva aveva attuato con efficacia il programma ‘Fame Zero’, liberando gli strati più poveri della popolazione da fame e malnutrizione. (1)

Nei due mandati alla direzione generale della FAO, tra l’1.1.12 e il 31.7.19, José Graziano da Silva ha dimostrato una particolare attenzione verso i diritti dei contadini e delle comunità rurali. Proprio a lui si deve la definizione di tre storici atti:

The Voluntary Guidelines on the Tenure of Land Fisheries and Forests’ . (2) Le linee guida per una gestione responsabile delle terre, risorse idriche e foreste sono state adottate dal Committee on World Food Security (CFS) il 9.3.12, dopo tre anni di intensi negoziati. E rappresentano il primo strumento di diritto per combattere la rapina delle terre (land grabbing), di cui tuttora le monocolture di palma e soia  costituiscono la prima causa a livello globale,

‘Principles for Responsible Investment in Agriculture and Food Systems’ (3). I 10 principi adottati dal Committee on World Food Security (CFS) il 15.10.14 si applicano a tutti gli investimenti in agricoltura, compresi quelli su pesca, foreste e bestiame. Evidenziando la necessità di garantire i diritti universali a presidio di sovranità alimentare e dignità umana, oltre alla salvaguardia dell’ambiente,

-‘United Nations Declaration on the Rights of Peasants and Other People Working in Rural Areas’. La dichiarazione sui diritti dei contadini  e delle comunità rurali è stata adottata dell’Assemblea Generale ONU il 17.11.18 dopo 17 anni di battaglie e trattative. Un altro passaggio cruciale per affermare la sovranità alimentare e i diritti universali delle popolazioni contadine.

FAO, l’era della Cina

Il 23.6.19 Qu Dongyu – attuale vice ministro della Repubblica Popolare Cinese per l’Agricoltura e gli Affari rurali – è stato eletto direttore generale FAO già al primo scrutinio, con 108 voti su 191. Una grande vittoria che conferma l’affermazione della Cina nello scacchiere internazionale. Prima potenza economica ma non militare, a partire dall’era di Deng Xiaoping – seguito da Jiang Zemin e Hu Jintao, fino all’attuale presidente Xi Jinping – la Repubblica Popolare Cinese ha assunto il ruolo di protagonista nello sviluppo compartecipato delle economie più povere del pianeta. Attingendo risorse per apportare infrastrutture, mezzi di produzione, conoscenza e istruzione. Secondo un modello di ‘developmental outsourcing che si staglia in antitesi al neo-colonialismo di matrice occidentale e si va ora coronando grazie alla Belt and Road Initiative.

Il nuovo direttore generale FAO è laureato in agraria, con dottorato conseguito in Olanda. Vanta un’esperienza trentennale in innovazione tecnologica, pianificazione di politiche per lo sviluppo rurale e cooperazione agricola internazionale. Qu Dongyu, soprattutto, è stato responsabile per la cooperazione agro alimentare tra la Cina e i Paesi asiatici, africani e latinoamericani. Un curriculum vitae imbattibile che si accompagna a una visione internazionale improntata alla cooperazione mutualistica. Proprio ciò di cui il pianeta ha oggi più che mai bisogno.

Sconfiggere la fame , nel mondo come in Europa, richiede una determinazione politica tesa a ristabilire l’equità nella distribuzione delle risorse. L’imperialismo unipolare a stelle e strisce si è rivelato catastrofico anche sotto questo aspetto. Ed è perciò che i Paesi del mondo confidano ora in Qu Dongyu, come prima in José Graziano da Silva. L’era cinese ha due sostanziali vantaggi extra, la solidità del governo guidato dal Partito Comunista Cinese e l’indipendenza dai ricatti della World Bank, storico complice del neo-colonialismo di matrice occidentale.

La cooperazione Sud-Sud si appresta dunque a uno sviluppo florido, ove solo i più garbati europei e nordamericani potranno partecipare. Lasciando a casa il Risiko e i modelli di ‘esportazione della democrazia’, gli occidentali potranno offrire le loro conoscenze e promuovere le sinergie coi popoli delle loro ex-colonie. Con l’obiettivo di sviluppare un nuovo modello di cooperazione trilaterale che chi scrive umilmente predica da anni. E non è un caso che Qu Dongyu, nel proprio programma, abbia sottolineato l’importanza di coinvolgere sempre la società civile, anche nelle decisioni che riguardano l’uso delle nuove tecnologie nel settore agroalimentare. Ha proposto di coinvolgere maggiormente il settore privato nel processo decisionale e di attrarre più risorse finanziarie dal privato per sviluppare il settore agroalimentare, specialmente nei Paesi in Via di Sviluppo. Assicurando altresì che sotto la sua guida della FAO la biosicurezza e l’impatto dell’agrochimica su salute e ambiente riceveranno attenzione primaria.

FAO, gli sconfitti

La 41° Conferenza Generale della FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations), il 22-29.6.19 a Roma, ha segnato anche la sconfitta della candidata francese Catherine Geslain-Lanéelle. L’agronoma designata da Emmanuel Macron e sostenuta (in teoria) dai Paesi membri UE, oltreché dagli USA, aveva di recente amministrato l’EFSA. Per ottenere l’appoggio delle titaniche lobby dei monopolisti di sementi e pesticidi (Big 4), la perfida Catherine aveva anche promesso di rinnegare il principio di precauzione sulle cui basi si radica la legislazione europea in tema di OGM. (4)

Il modello atlantista ha fallito. Qualcuno, nei corridoi di palazzo, deve avere avvertito la pressione sismica dal basso. Non tanto quella dei gilets jaunes, ma soprattutto quella degli elettori, votanti, consumAttori, giovani e vecchi. I quali hanno imparato a disintermediare l’informazione e diffidare dalla ‘voce del padrone’. Affidandosi piuttosto alle lucide posizioni espresse dalle associazioni ambientaliste e di piccoli agricoltori. La Via Campesina aveva evidenziato la pericolosità del programma di Catherine Geslain-Lanéelle. A servizio dei padroni del mondo anziché delle sue fasce più deboli. (5)

Quanto all’Italia, è mancato il coraggio di rivendicare il sostegno alla Cina. In linea con le posizioni dei cittadini italiani e gli interessi della nostra agricoltura, da sempre avversi all’imperialismo delle sementi OGM. (6) Sono perciò soltanto le voci informali ad attribuire al nostro Paese – nel segreto dell’urna – il doveroso supporto a Qu Dongyu. (7) In linea tra l’altro con la recente sigla del memorandum sulla Via della Seta tra Roma e Pechino. Che porterà in Italia risorse e investimenti, anziché testate atomiche e basi militari com’è invece d’uso sul versante occidentale.

#Égalité!

Dario Dongo


Note

(1) V. Aaron Ansell. Zero Hunger. Political Culture and Antipoverty Policy in Northeast Brazil. (2014, UNC-Press, University of North Carolina, USA). ISBN: 978-1-4696-1397-0, https://www.uncpress.org/book/9781469613970/zero-hunger/

(2) FAO, Committee on World Food Security (CFS), The Voluntary Guidelines on the Tenure of Land Fisheries and Forests, 9.3.12, su http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/nr/land_tenure/pdf/VG_en_Final_March_2012.pdf

(3) FAO, Committee on World Food Security (CFS), Principles for Responsible Investment in Agriculture and Food Systems, 15.10.14, http://www.fao.org/3/a-au866e.pdf

(4) V. https://www.theguardian.com/environment/2019/jun/02/candidate-run-global-food-body-not-defend-eu-stance-on-gm, https://www.lemonde.fr/planete/article/2019/06/07/guerre-diplomatique-pour-la-presidence-de-la-fao_5473025_3244.html

(5) Via Campesina, v. https://viacampesina.org/fr/une-inquietante-candidature-francaise-pour-la-direction-general-de-la-fao/?fbclid=IwAR19r2gxHKuTAlIXg0Nb14s753DC4K4Vli9Fu7A_kM_BgEXDn_yTM0haq_g

(6) Per approfondimenti si veda l’ebook gratuito ‘OGM, la grande Truffa’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/ogm-la-grande-truffa

(7) V. https://www.euractiv.com/section/politics/news/diplomatic-intrigue-at-fao-casts-doubt-on-italys-loyalty-to-eu-us/1353567/

Source: FAO, la Cina al comando

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