Goût de France 2019. Cucina francese e sostenibile: gli appuntamenti in Italia e nel mondo

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Goût de France 2019. Cucina francese e sostenibile: gli appuntamenti in Italia e nel mondo

Un cuoco in divisa nera termina il piatto con la salsa presa dalla pentola

Goût de France. L’evento

L’evento di gastronomia è nato dalla collaborazione tra il Ministero degli Affari Esteri francese e Alain Ducasse, che ha ripreso una storica idea di Brillat-Savarin. E grazie alla macchina da guerra della promozione francese è arrivato alla quinta edizione, diventando la più grande manifestazione gastronomica del mondo, che ora coinvolge 5000 chef in 150 paesi dei 5 continenti, chiedendo loro di omaggiare la cucina nazionale e il bien vivre.

Edizione 2019. L’omaggio alla cucina sostenibile

Dopo l’omaggio a Paul Bocuse del 2018, la programmazione di quest’anno – che dalla data fatale del 21 marzo, in Francia, si prolunga per tutto il weekend fino al 24 – celebra la cucina sostenibile, con tanto di Libro Bianco sul tema, che ha fissato i punti fermi della gastronomia rispettosa dell’ambiente, e la creazione di un comitato ad hoc di chef francesi e internazionali (di cui fa parte, giusto per fare un nome eccellente, anche l’americana Alice Waters). Nell’ottica della COP 21 e degli Stati Generali dell’Alimentazione, la Francia è alla guida della mobilitazione mondiale a favore dell’ambiente, e Goût de France si inserisce perciò nel 2019 con un progetto più rispettoso delle risorse del pianeta.

Il 21 marzo gli chef proporranno così una “cena alla francese”, nell’ottica di una cucina più sostenibile, utilizzando meno grassi, zucchero e sale, con l’obiettivo di coniugare buona cucina e sostenibilità.

Non solo: Goût de France ha scelto di legarsi quest’anno alla fondazione No More Plastic, rappresentata da Alexandra Cousteau, nipote del leggendario Jacques, che animerà la tavola rotonda “Good Impact” sulle problematiche della tutela dell’ambiente e dell’attenzione alla disponibilità delle risorse.

Una grande abbuffata. Gli eventi a Parigi

Quest’anno, oltre alle cene alla francese, nuove esperienze culinarie arricchiscono la programmazione, come il Gran Banchetto provenzale (protagonista dell’edizione 2019 è la Provenza) a Parigi, con 6 chef provenzali (Gérald Passédat, Michel Portos, Sébastien Richard, Jean- André Charrial, Armand Arnal, Clément Higgins), che propongono un menù in cinque tempi sul tema della cucina sostenibile e mediterranea nell’ambito del “Village International de la Gastronomie”. E poi le Esperienze del Gusto, in collaborazione con l’Ufficio del Turismo di Parigi, in una trentina di luoghi imperdibili della capitale, le “Cene Complici” del Collège Culinaire de France, con menu creati in collaborazione fra produttori e chef, i giovani cuochi e mentori insieme per una cena, il Gran Menù, riferimento alle cene d’Epicuro di Escoffier, in grandi luoghi della gastronomia francese, e ancora banchetti, degustazioni, pic-nic e laboratori…Una grande abbuffata – sostenibile, però!- per 4 giorni.

Formaggi francesi

Goût de France/Good France in Italia

L’idea dei cugini d’Oltralpe piace, e la partecipazione cresce: quest’anno hanno aderito una quarantina di insegne (possibili prenotazioni last minute fino al 18/3), a fare da capofila Torino e provincia, indubbiamente la città più francofila d’Italia, con 9 adesioni. Si spazia infatti dall’alta gastronomia di Del Cambio, Vintage, Magorabin, Gardenia alla Limonaia di Cesare Grandi, a nuovi ristoranti contemporanei, come Settesi ed Era Goffi, fino all’enoteca Rabezzana e alla scuola di cucina Cookin’ Factory. Un po’ tutti, gastronomici e contemporanei, puntano a menu con tocchi classici, con foie gras e tartufi, ed evergreen della francese come agnello, anatra, piccione, zuppa di cipolle e lumache, madeleines e tarte tatin. Rabezzana ci aggiunge un contorno musicale di brani dei più grandi chansonnier francesi rivisitati in chiave acustica dal Marco Nieloud Quartet, Mentre Cookin’ Factory di Claudia Fraschini fa precedere la data del 21 da un viaggio a Lione per fare la spesa alle Halles Bocuse, con minicorso di cucina italo-piemontese (plin all’andata e gnocchi al ritorno) a bordo del TGV per Lione.

Dopo di che si va a macchia di leopardo per la Penisola, dal Veneto alla Sicilia, da Milano a Firenze, Bologna, Napoli, passando per l’alta gastronomia dell’Antica Corte Pallavicina di Spigaroli o della Tenda Rossa di San Casciano in Val di Pesa, giusto per fare un paio di nomi.

I prezzi: 100/140 euro per un ristorante di alta gastronomia (tutto compreso, dall’aperitivo, in genere champagne abbinato a qualche sfiziosità, al dolce e i vini) intorno ai 50/60 euro per un bistrot. Ci si prenota direttamente presso il ristorante preferito, elenco, descrizione, menù e tariffe sul sito dell’iniziativa

Goût de France/Good France da copiare?

Considerazione finale: “A creare sono bravi tutti, il difficile è copiare”, diceva Totò. E allora perché non proviamo a copiare dai francesi e proporre qualcosa di simile in versione italiana? Loro sono riusciti a far dichiarare il loro repas, il pranzo tradizionale, Patrimonio dell’Unesco, noi ce l’abbiamo fatta con la dieta mediterranea e la pizza. Una giornata di vera pizza napoletana nel mondo? E perché no…

www.goodfrance.com

 

a cura di Rosalba Graglia

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