In Italia il primo impianto di bioplastica da CO2 e scarti vegetali

The short URL of the present article is: https://myspecialfood.com/vS7fY

In Italia il primo impianto di bioplastica da CO2 e scarti vegetali

Nasce in Italia il primo progetto industriale per la produzione di bioplasticae biopolimeria partire da CO2 (anidiride carbonica) e scarti delle filiere agroalimentari. La rivoluzione ecologica all’insegna della lotta al cambiamento climatico e dell’economia circolare. Viva!

Anidride carbonica e gas-serra, come contrastare il cambiamento climatico

La CO2, anidride carbonica, è la componente principale dei gas che contribuiscono ad aggravare l’effetto serra (c.d. gas-serra) e rappresentano una delle più gravi minacce per la sopravvivenza del pianeta.

Gli studi internazionali condivisi presso le Nazioni Unite rivelano – al di fuori di ogni dubbio o tesi ‘negazionista’ – l’attuale situazione di grave pericolo per la salute dell’ambiente. Indicando altresì l’esigenza di adottare subito un’ampia serie di interventi per contrastare il cambiamento climatico. Arrestare le deforestazioni tuttora in atto, rivedere i processi industriali in ottica di sostenibilità (a partire dalle fonti energetiche), promuovere l’economia circolare e l’agricoltura biologica.

Lo scenario è complesso e richiede l’attenzione, oltreché l’impegno di tutti. In agricoltura e industria, come nella politica e nelle scelte quotidiane di consumo, la responsabilità è quantomai condivisa. E le parole non bastano, gli impegni devono concretizzarsi per evitare che anche i Sustainable Development Goals (SDGs) adottati dall’ONU non ripetano il fiasco dei Millennium Development Goals (MDGs).

Lux-on, l’impianto italiano che sequestra CO2 dall’atmosfera per produrre bioplastiche biodegradabili

lI progetto di Lux-on– società costituita da Bio-on, produttore di bioplastica, e il gruppo Hera – si basa su una tecnologia innovativa che permette di catturare la CO2 dall’atmosfera per estrarre il carbonio necessario a produrre biopolimeri e così bioplastiche naturali, biodegradabili al 100%.

La nuova tecnologia, sviluppata in 2 anni di ricerca da parte di scienziati in Italia e in USA, preleva il gas dall’atmosfera attraverso grandi ventole collocate a diversi metri di altezza. I biopolimeri vengono poi realizzati con l’aggiunta di altre materie prime già impiegate per produrre la bioplastica. Sottoprodotti della filiera agroalimentare, in prevalenza. Residui di melassi di barbabietola e canna da zucchero, scarti di frutta e patate, oli di frittura esausti, glicerolo e altre fonti di carbonio in genere.

Le bioplastiche PHAs (poli-idrossi-alcanoati) sviluppate da Bio-on sono ottenute da fonti vegetali rinnovabili che non sono in competizione con le filiere alimentari. E potranno sostituire diversi polimeri tradizionali, finora ottenuti da idrocarburi e petrolchimica, grazie a proprietà termomeccaniche equiparabili.

PHA-CEL, una seconda linea di sviluppo, mira a impiegare altri sottoprodotti sostenibili – come sfalci e potature, che Hera raccoglie in quota di 200k ton/anno – nella produzione di nuovi biopolimeri. I trattamenti enzimatici consentono infatti di trasformare la cellulosa in zuccheri, nella fase di fermentazione che è alla base del processo.

Lux-on, rivoluzione eco-logica al nastro di partenza

I laboratori e il primo impianto di Lux-on, che occuperà una superficie di 1.500 metri quadrati, verranno ultimati entro il 2019 in prossimità dello stabilimento industriale di Bio-on Plantsa Castel San Pietro Terme (Bologna).

L’energia impiegata nei processi verrà prodotta mediante pannelli fotovoltaici e quella in eccesso sarà stoccata sotto forma di idrogeno (gas non inquinante). Questa soluzione consentirà di garantire la continuità d’esercizio dell’impianto nel corso delle 24 ore, anche quando i pannelli solari non funzionino per carenza di luce solare.

Dario Dongo e Luca Foltran

Source: In Italia il primo impianto di bioplastica da CO2 e scarti vegetali

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.