La rivoluzione francese del cibo buono

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La rivoluzione francese del cibo buono

La rivoluzione francese del terzo millennio parte dal cibo buono. Profili nutrizionali e Nutri-Score, clean label, origine e Franco-Score. Alimenti più equilibrati, meno additivi, filiera corta. Buon senso e trasparenza, l’ABC. E in Italia, che succede?

La rivoluzione francese del cibo buono, ABC

Il ‘pranzo gastronomico francese’ – celebre per la varietà e ricchezza di carne e pesce, formaggi e dessert annaffiati da vari vini (spesso ‘truccati’ ) – è riconosciuto pure dall’Unesco. Che lo ha infatti iscritto nell’elenco rappresentativo del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

‘The gastronomic meal should respect a fixed structure, commencing with an apéritif (drinks before the meal) and ending with liqueurs, containing in between at least four successive courses, namely a starter, fish and/or meat with vegetables, cheese and dessert.’ (1)

Senza rinunciare alla joie de vivre nelle occasioni di festa, il popolo francese ha però dimostrato negli ultimi anni la volontà di innovare la dieta quotidiana. All’insegna della salute e del buon senso, l’ABC.

A) Profili nutrizionali e Nutri-Score

I profili nutrizionali degli alimenti sono il primo elemento di attenzione. Ridurre gli apporti di zucchero, sale e grassi è la condizione per vivere bene, oltreché a lungo. Ed è proprio perciò che si è diffuso il Nutriscore, un logo sul fronte etichetta che attribuisce un colore (e una lettera, dalla A alla E) a ciascun prodotto.

I consumatori possono distinguere in un colpo d’occhio, tra i vari prodotti in ogni scaffale, quelli più equilibrati dal punto di vista nutrizionale. Senza comparare i formaggi con le pere né l’olio con l’aceto. Piuttosto, mettendo a confronto i vari alimenti ultraprocessati, dagli snack dolci e salati ai piatti pronti da frigo o freezer. Laddove la complessità della ricetta rende difficile comprendere valori nutrizionali tuttora incomprensibili ai più.

Gli operatori economici – i produttori come pure i distributori, per i prodotti a MDD (o private label) – si impegnano a migliorare le qualità nutrizionali dei vari cibi. Al preciso scopo di migliorare il rating dei loro prodotti. E così, su un mercato sempre più attento, promuovere le vendite di alimenti equilibrati, buoni per il palato e la salute. In un periodo storico ove obesità, sovrappeso e malattie correlate (Non-Communicable Diseases, NCDs) sono epidemiche.

Il sistema Nutri-Score, vale la pena aggiungere, dalla Francia si va diffondendo in tutta Europa. Ha già raccolto il sostegni di diversi governi (Spagna, Belgio, Olanda e Germania), di varie catene della GDO (quelle francesi, ma anche Aldi e Lidl. V. nota 2) e di alcuni gruppi industriali (da Danone a Nestlé). Ed è al centro di un’apposita iniziativa dei cittadini europei, sostenuta dalle principali associazioni dei consumatori.

B) Clean label, etichette (e liste ingredienti) ‘pulite’

Le clean labels– letteralmente, ‘etichette pulite’, di cui abbiamo già scritto – caratterizzano gli alimenti realizzati con ricette semplici, eliminando ove possibile gli additivi alimentari non indispensabili. La loro diffusione risponde alla crescente diffidenza dei consumatori, e della comunità scientifica, verso gli alimenti ultraprocessati. Il cui consumo, come evidenziato in un recente rapporto FAO, spesso si associa a obesità e malattie collegate.

Il successo delle clean label è difficile da misurare anche da parte degli analisti più meticolosi, come GS1-Italy nei suoi rapporti Immagino. Poiché mancano elementi caratteristici in grado di distinguere i relativi prodotti rispetto ad altri. Al di là della presenza, su alcune etichette, di indicazioni free from (quali ‘senza additivi’, ‘senza coloranti’, ‘senza conservanti’).

Le preferenze dei consumatori verso gli alimenti ‘naturali’ sono peraltro dimostrate su scala globale, come già si è visto. E trovano conferma nella continua crescita del bio, ma anche nella recente indagine di Eurobarometro sui ‘timori nel piatto’. Laddove il 43% dei consumatori intervistati riferisce la preoccupazione sulla presenza nei cibi di ‘sostanze nocive’ (antibiotici e ormoni, OGM, inquinanti ambientali, pesticidi, additivi alimentari).

Intermarché, terzo gruppo della GDO in Francia, ha dichiarato l’11.9.11 di voler procedere alla riformulazione di 900 prodotti alimentari a proprio marchio, con il duplice obiettivo di migliorare i punteggi Nutri-Score ed eliminare 142 additivi alimentari. (3) A partire da glutammato, biossido di titanio – che la Francia ha vietato a partire dal 2020 – etc. Ricerca e sviluppo, clean label.

3) Origine ingredienti e Franco-Score

L’origine degli alimenti e dei loro ingredienti è quella che i consumatori davvero cercano. In Italia, il ‘100% Made in Italy’ è ‘entrato prepotentemente e trasversalmente nelle famiglie italiane’ (rapporto GS1-Italy, Immagino 2018). In Europa, l’iniziativa dei cittadini europei #EatORIGINal! Unmask your food! ha raccolto 1,1 milioni di firme. Così che la Commissione dovrà ora considerare l’adozione di una proposta di regolamento che preveda l’obbligo di indicare l’origine del prodotto (Made in) e dell’ingrediente primario sulle etichette di tutti gli alimenti immessi nel Mercato interno.

La Francia è però ancora una volta più avanti. L’origine delle carni bovine al ristorante è obbligatoria già da 17 anni, grazie a un decreto nazionale ritualmente notificato a Bruxelles. (4) E verrà ora estesa alle carni delle specie suina, avicola, ovina e caprina. La GDO francese è andata oltre, superando l’idea stessa di EatORIGINal. Tanto il Franco-Score di Intermarché quanto l’etichetta geografica di Leclerc comprendono infatti l’indicazione dell’origine o provenienza di tutti gli ingredienti, non solo di quello primario, oltre al luogo di produzione.

Italia-Francia, affinità e divergenze

I consumAttori italiani, al pari di quelli francesi, cercano cibi buoni ma anche sani. L’ultimo rapporto di Coop Italia mostra la crescente attenzione verso gli alimenti che contengono fibre e proteine, a discapito di grassi e zuccheri. Affinità.

I distributori italiani, a differenza di quelli francesi (e tedeschi), non hanno però il coraggio di introdurre il Nutri-Score. Perdono così una grande occasione per valorizzare la marca privata e fidelizzare i consumatori verso l’insegna, con un segno concreto e condiviso di trasparenza in etichetta. Divergenza n. 1.

Le industrie italiane – o meglio, i primi due nomi dell’elenco, che guidano le scelte del settore – resistono al cambiamento. Competono su biscotti le cui calorie sono superate solo dalle marginalità, così gettano fumo sul Nutriscore. Nella sicumera di essere loro i padroni del mercato, anziché i consumatori. Salvo ogni tanto scottarsi, come accadde per l’olio di palma (che indusse uno a cambiare rotta, l’altro a investimenti interstellari in pubblicità). Divergenza n. 2.

La politica italiana a sua volta neppure considera le esigenze di salute pubblica legate all’epidemia in corso di obesità infantile e diabete. Segue soltanto la voce del padrone, al pari della stampa che asseconda gli ordini dei grandi investitori pubblicitari. Differenza n. 3.

PS: i prodotti alimentari in Italia, in media, hanno un punteggio Nutriscore migliore rispetto a quelli francesi. In prima classe per equilibrio nutrizionale (lettera A) si trova il 18% dei cibi italiani, contro il 13% di quelli d’Oltralpe. Affinità sottaciuta. (6)

Sono pazzi questi romani!’ (cit. Asterix)

Dario Dongo

Note

(1) V. Unesco, Gastronomic meal of the French. Inscribed in 2010 on the Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity,

(2) Il rivoluzionario Edouard Michel Leclerc ha annunciato sul suo blog, il 25.11.19, che entro il primo trimestre 2020 sarà disponibile su tutte le referenze a MDD. Il sistema è già stati adottato in Francia da Intermarché, Auchan e altri, con le sole eccezioni per ora di Système U e Monoprix. V. https://www.michel-edouard-leclerc.com/categorie/economie/engagements/e-leclerc-va-afficher-le-nutri-score-de-tous-les-produits-mdd-et

In Germania, a ottobre 2019 Aldi e Lidl hanno a loro volta dichiarato di voler adottare il Nutriscore. V. https://www.tellerreport.com/amp/2019-10-23—sugar–fat-and-salt–aldi-and-lidl-want-to-introduce-nutri-score-on-own-brands-.B1sH4gRYB.html

(3) V. https://www.ladn.eu/entreprises-innovantes/transparence/intermarche-modifier-900-recettes-meilleur-yuka/https://www.francetvinfo.fr/sante/alimentation/intermarche-va-retirer-142additifs-de-ses-produits-enormement-d-industriels-ont-commence-a-reformuler-leurs-produits-pour-les-rendre-plus-sains_3621729.html

(4) Il governo italiano sotto la reggenza di Paolo Gentiloni, viceversa, ha emanato decreti-farlocchi su sede stabilimento e origine pasta, riso, conserve. I quali valgono carta straccia proprio in quanto irrispettosi delle regole UE sulla notifica preventiva delle norme tecniche alla Commissione europea. V. Dongo, D., 2019. Food Regulations and Enforcement in Italy. Reference Module in Food Science. Elsevier, pp. 1–5. doi: http://dx.doi.org/10.1016/B978-0-08-100596-5.21172

(5) Così da ultimo anche il ministro della salute (che se ne va) Roberto Speranza, al pari dei suoi colleghi e predecessori d’ogni partito e colore, giura battaglia al Nutriscore. V. http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/istituzioni/2019/12/19/etichette-speranza-non-accettiamo-modello-a-semafori-_e30447d0-d832-4a2e-82a1-2089a1d5e54e.html. Sulla stessa linea, pochi giorni prima, i fedelissimi eurodeputati Paolo De Castro e Herbert Dorfmann. Mentre la vispa Teresa (Bellanova) chiede un improbabile rinvio dell’applicazione del reg. UE 2018/775 sull’origine dell’ingrediente primario. Regolamento senza dubbio scadente, grazie al quale comunque un minimo di trasparenza potrebbe venire introdotta. Quantomeno, per distinguere una lenticchia italiana da una canadese essiccata col glifosato V. http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/istituzioni/2019/12/16/bellanova-regolamento-etichette-origine-slitti-di-un-anno_f9f43abb-312c-4bb6-9f76-e80eff3521dd.html

(6) La banca dati #OpenFoodFacts riporta anche i dati aggregati dei punteggi Nutriscore in Italia, su https://it.openfoodfacts.org/nutrition-grades e quelli in Francia, su https://fr.openfoodfacts.org/notes-nutritionnelles

Source: La rivoluzione francese del cibo buono

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