L’Archivio Storico Barilla è online. Oltre 140 di storia del costume italiano a tavola, tra spot d’autore e intuizioni commerciali

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L’Archivio Storico Barilla è online. Oltre 140 di storia del costume italiano a tavola, tra spot d’autore e intuizioni commerciali

Una pubblicità della pasta Barilla con tre bimbi che promuovono la pastina glutinata

Oltre 140 di Barilla

L’evoluzione del costume italiano passa anche attraverso il cibo, la abitudini alimentari di un’epoca e il ruolo che la cultura gastronomica riveste nel definire le relazioni sociali. Per questo le aziende dell’industria alimentare nazionale capaci di sopravvivere al tempo, e rinnovarsi al passo di questa evoluzione, oggi costituiscono un’importante testimonianza di interesse storico, proprio come la qualifica che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha dispensato ufficialmente all’Archivio Storico Barilla, che da un paio di mesi è disponibile per la consultazione online. Frutto dell’impegno di Pietro Barilla, scomparso ormai più di 25 anni fa, l’archivio è nato con l’intenzione di valorizzare la documentazione storica prodotta dall’azienda a partire dall’anno di fondazione, nel lontano 1877, accompagnando di fatto l’Italia dal periodo postunitario attraverso tutto il Novecento, per più di 140 anni. Così quello che è stato definito un portale-museo è ora in grado di raccontare un viaggio nei cambiamenti economici e culturali dell’Italia ripercorrendo l’evoluzione del gusto e dei costumi della società italiana attraverso migliaia di fotografie, documenti, pubblicazioni, gadget, confezioni e campagne pubblicitarie d’epoca, compresi i filmati che conservano gli spot indimenticati di un’azienda cresciuta fino a diventare un simbolo del made in Italy nel mondo. L’esempio più celebre è probabilmente la pubblicità firmata da Federico Fellini (Rigatoni, 1985) negli anni in cui con frequenza i grandi registi prestavano il proprio talento alla pubblicità.

L’Archivio Storico Barilla è online

Ma sono oltre 35mila le testimonianze raccolte nell’Archivio, e catalogate per sezioni che ripercorrono la storia dei marchi che si sono evoluti sotto il cappello dell’azienda, quindi anche Mulino Bianco, Voiello, Pavesi e Pan di Stelle, oltre alla pasta Barilla. Corposa e affascinante la sezione riservata a grafica e comunicazione pubblicitaria: oltre 150 manifesti dagli anni Venti del Novecento a oggi, oggetti promozionali e circa 2.700 filmati pubblicitari per tv e cinema, che spesso, come dicevamo, sono arrivati a coinvolgere registi di fama internazionale come Federico Fellini, Wim Wenders, David Lynch, Giuseppe Tornatore e Gabriele Salvatores; e hanno portato sullo schermo personaggi del mondo dello spettacolo altrettanto celebri Dario Fo, Mina, Massimo Ranieri e Pierfrancesco Favino. È questa la parte più mediatica dell’Archivio, che però riserva il posto d’onore per la fototeca, che custodisce migliaia di fotografie dal 1913 a oggi, ripercorrendo per immagini la storia di un’impresa italiana rimasta sempre a carattere familiare, da Pietro – fondatore del marchio – fino all’attuale presidenza dei fratelli Luca, Guido e Paolo, che di Barilla rappresentano la quarta generazione (tutto nacque in corso Vittorio Emanuele II, a Parma, nel 1877, quando l’attività era quella di un fornaio come tanti altri: nel 1898 arriva in negozio un torchio in legno per fabbricare la pasta).

Una confezione di pasta all'uovo Barilla del 1952

Dalle prime fatture al packaging blu, ai caroselli

Tra le testimonianze più antiche conservate in archivio figurano proprio i documenti che registrano i primi affari, le prime fatture datate all’inizio del Novecento, e i primi passi nel mondo della pubblicità, che nei decenni a venire avrebbero prodotto fortunate campagne promozionali. Del resto la storia di Barilla è quella di un’ascesa costante verso il successo internazionale, scandita da intuizioni imprenditoriali e snodi commerciali importanti che curiosamente potremmo riassumere anche per immagini: il primo marchio aziendale del 1910, a firma dello scultore Emilio Trombara, col ragazzo che rompe un uovo gigante in una madia di legno; i calendari degli anni Trenta, che promuovono la “pastina glutinata” Barilla per bimbi “sani, lieti e vigorosi”. E poi il nuovo packaging in cartone per la pasta, frutto di una riflessione sul nuovo modo di fare marketing nel Dopoguerra, ispirata da un fondamentale viaggio in America negli anni Cinquanta. Nasce in quel periodo il Blu Barilla, che riprende i fogli in carta da zucchero con cui nelle drogherie si incartavano i generi alimentari. Da qui in avanti le immagini “animate” arrivano a rinsaldare i progetti promozionali tradizionali. Le pubblicità con Giorgio Albertazzi e Dario Fo, i caroselli con Mina, tutti archiviati e consultabili sul sito, fino ai “Rigatoni” di Federico Fellini, spot girato negli anni Ottanta che ironizza sulla moda dei nomi francesi al ristorante: l’Archivio rende ora disponibile anche il backstage dello spot. Arriveranno negli anni Novanta le pubblicità firmate David Lynch e Ridley Scott, protagonista Gerard Depardieu, e più di recente le campagne con Roger Federer, anche queste consultabili sul sito.

Le sorprese del Mulino Bianco

Curiosità e memorabilia

Ma le curiosità accessibili navigando in archivio sono numerosissime: tra i capitoli più divertenti, la collezione di “sorpresine” contenute nelle confezioni di Mulino Bianco a partire dagli anni Settanta. L’Archivio conserva memoria di oltre 600 di questi piccoli oggetti da collezione che hanno fatto la felicità di tanti bambini, diventando un simbolo della merenda di quegli anni: pastelli, origami, gomme, adesivi, pupazzetti, carte geografiche. Non resta che esplorare il sito, scremando i documenti per categorie, brand, soggetti e periodo storico. C’è di che divertirsi.

https://www.archiviostoricobarilla.com/

 

a cura di Livia Montagnoli

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