L’inflazione cala ma i prezzi alimentari restano alti. Rilevazioni Istat, maggio 2020

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L’inflazione cala ma i prezzi alimentari restano alti. Rilevazioni Istat, maggio 2020

L’inflazione cala, ma i prezzi alimentari restano alti. Le rilevazioni di Istat (Istituto nazionale di statistica sui prezzi al consumo in Italia a maggio 2020.

Prezzi al consumo, record al ribasso

Il calo dell’inflazione registrato in Italia a maggio 2020 raggiunge il livello più basso degli ultimi 4 anni (ottobre 2016). -0,2%, su base mensile e annua.

La flessione dell’indice generale dei prezzi al consumo viene imputata al drastico calo dei prezzo del petrolio e così dei beni energetici non regolamentati (carburanti per autoveicoli e gas in bombole, da -7,6% a /12,2%). Escludendo questa voce infatti, l’inflazione cresce dell’1%, così come la sua componente di fondo (che esclude gli alimenti non lavorati e i beni energetici, +0,8%).

Prezzi alimentari ancora in rialzo

I prezzi alimentari in Italia, come quelli dei prodotti per la casa e cura della persona, sono tuttavia ancora in rialzo (+2,4% a maggio, appena un decimo di punto in meno rispetto ad aprile). In controtendenza rispetto all’indice generale dei prezzi al consumo, ma anche in rapporto al calo dei prezzi alimentari riscontrato da FAO a livello globale.

I rincari hanno colpito tutti gli alimenti di base e quelli a lunga conservazione, utilizzati per le scorte. Anche per effetto dell’impennata dei consumi alimentari domestici, causata dall’azzeramento dei pasti fuori casa durante il lockdown.

Secondo uno studio di Coldiretti gli aumenti sono così articolati:

– frutta (+7,9%),

– verdura (+5,3%),

– pesce surgelato (+5%),

– salumi (+3,7%),

– latte e pasta (+3,5%),

– carne (+2,7%).

– formaggi (+2,4%),

– acqua minerale (2,3%)

– zucchero (+2,2%),

– burro (+2,1%).

Dai campi al carrello della spesa

L’anomala condizione di vita imposta dal nuovo coronavirus ha colpito sottotraccia la produzione agricola, favorendo speculazioni al ribasso nei campi e nelle stalle con il taglio ai compensi pagati agli agricoltori e agli allevatori, dagli ortaggi alla carne e al latte. ‘Le quotazioni riconosciute ai produttori in molti settori non coprono più neanche i costi e mettono a rischio il sistema agroalimentare nazionale‘, denuncia Coldiretti, secondo la quale quasi 4 aziende agricole su 10 (37%) registrano un deciso calo dell’attività.

A peggiorare lo scenario ha contribuito il clima primaverile. Prima il gelo che ha compromesso le fioriture, poi il caldo torrido e la siccità, infine tempeste di vento e grandine. Il risultato è il crollo dei raccolti, dalle pesche alle nettarine (-28%), dalle albicocche (-58%) alle ciliegie. Con danni ingenti nei vigneti e nei campi di ortaggi, mais, pomodoro, tabacco.

È legittimo attendere che l’Antitrust (Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, AGCM) attivi indagini per verificare l’esistenza di eventuali pratiche commerciali sleali, in violazione dell’articolo 62 della legge 27/12, o di altre pratiche distorsive della concorrenza.

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