Listeria, l’epidemia spagnola e le colpe di Bruxelles

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Listeria, l’epidemia spagnola e le colpe di Bruxelles

Listeria, la Spagna dichiara l’epidemia con quasi un mese di ritardo, in alta stagione turistica. La listeriosi ha colpito almeno 150 persone in Andalusia, con due decessi, a cui si aggiungono 500 infezioni sospette. All’origine della crisi due prodotti a base di carne, realizzati nello stesso stabilimento, che non risultano essere stati distribuiti al di fuori della penisola iberica.

Un approfondimento sulle responsabilità della Commissione europea. Su crisi alimentari e frodi, è ora di voltare pagina.

Listeria monocytogenes, il batterio

La listeriosi è un’infezione alimentare causata dal batterio della listeria monocytogenes. I sintomi variano da lievi disturbi – come nausea, vomito e diarrea – a quelli più gravi come meningite o encefalite, che comprendono forti mal di testa, febbre, dolori muscolari e torcicollo rigido. Con esiti potenzialmente letali (nel 16,2% dei casi, EFSA, 2017). Nella gran parte dei casi, nei soggetti sani, i problemi si risolvono senza conseguenze drammatiche né danni permanenti. La listeriosi invasiva o sistemica tende invece a colpire le categorie più vulnerabili di popolazione (Young, Old, Pregnant, Immunocompromised. YOPI), dopo un lungo periodo di incubazione (fino a 90 giorni).

Nei Paesi occidentali, la listeriosi sta emergendo come un serio problema di sanità pubblica. Sebbene la sua occorrenza sia relativamente rara – 0,5 casi/anno su 100.000 abitanti, a confronto con i 246.000 e 94.500 di campilobatteriosi e salmonellosi, in UE (dati EFSA, ECDC, 2017) – essa può infatti manifestarsi con quadri clinici severi e tassi di mortalità elevati. Soprattutto nei soggetti fragili, c.d. YOPI, quali neonati e bambini, anziani, donne in gravidanza, soggetti  immuno-compromessi (anche a causa di patologie concomitanti o terapie immunosoppressive).

Negli ultimi anni, riferisce l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), si sono registrate epidemie più frequenti rispetto al passato. (1) Soprattutto a seguito della distribuzione di cibo contaminato mediante le grandi catene di ristorazione (food service). Gli alimenti principalmente associati all’infezione da listeriosi comprendono:

– pesce, carne, verdure crude e surgelate,

– latte non pastorizzato e latticini, come formaggi molli e burro,

– cibi trasformati e preparati pronti all’uso (Ready-To-Eat foods). Inclusi hot dog, carni fredde tipiche delle gastronomie, insalate preconfezionate, panini, pesce affumicato. (2)

I rischi occorrono soprattutto su alimenti pronti al consumo con una vita commerciale lunga (>15 giorni), soggetti a refrigerazione, con caratteristiche tali (elevata attività dell’acqua e/o pH tendenzialmente neutro, es. formaggi molli ed erborinati, prodotti ittici affumicati) da favorire la crescita del batterio. Si raccomanda perciò di evitare l’acquisto di tali cibi in prossimità della data di scadenza, fare attenzione al rispetto della catena del freddo (anche durante il trasporto, d’estate in particolare) ed evitarne la somministrazione agli YOPI.

Listeria, la notifica spagnola di allerta

Il ministero della Salute spagnolo ha notificato l’allerta in Europa – nell’ambito del sistema RASFF (Rapid Alert System on Food and Feed) – e a livello globale, presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Con un ritardo di circa un mese, secondo quanto riferito dalla Spagna. Un ritardo imperdonabile, che merita indagini approfondite e opportune misure da parte della Commissione europea.

La notifica RASFF 2019.2989, eseguita il 16.8.19, riferisce infatti a rilevazioni compiute ‘nella seconda metà di luglio’ dalle autorità sanitarie dell’Andalusia. Le quali avrebbero comunicato a Madrid un incremento dei casi di listeriosi – tossinfezione ben identificata – a raffronto con i dati degli anni precedenti.

In poco più di due settimane i casi di infezione sono moltiplicati. Secondo la cronistoria riferita dalle autorità spagnole,

– il 5.8.19 sarebbe stato rilevato un primo focolaio di tossinfezione alimentare nella provincia di Siviglia. I cibi consumati sono stati sequestrati e sottoposti ad analisi,

– il 12-14.8.19 sarebbero emersi altri focolai, ai quali sono seguiti campionamenti e analisi dei cibi sospetti,

– 14.8.19 le indagini avrebbero condotto a rilevare la presenza di listeria nel polpettone ‘La Mechá‘, prodotto da una società registrata nel comune di Siviglia (Magrudis SL).

La gestione del rischio pare aver seguito i ritmi di Sancho Panza. Il produttore del polpettone ‘La Mechá’ – HACCP, quién sabe – ha sospeso la produzione e avviato il richiamo pubblico di tutti i lotti del prodotto in questione. Salvo accertarsi, giorni o settimane dopo, che la contaminazione ha riguardato anche una carne di vitello, realizzata nello stesso stabilimento per conto terzi (a marca Martinez Leon). (3) E cos’altro ancora?

Gestione crisi di sicurezza alimentare, le responsabilità della Commissione europea

I ritardi nelle notifiche di allerta sono a tutt’oggi un problema grave e ricorrente. Nonché la prima causa del dilagare delle crisi di sicurezza alimentare. Come si è visto nei precedenti casi del Fipronil nelle uova, l’epatite E nelle salsicce, la salmonella nel latte per neonati e numerosi altri. E la tempestività nel gestire le crisi di sicurezza alimentare, si noti bene, significa salvare vita e salute degli individui. Oltreché preservare le filiere da crisi economiche causate da danni reputazionali di singoli malfattori.

La Commissione europea, sotto la presidenza di Jean Claude Juncker, non ha fatto alcunché per risolvere le lacune del sistema. Ha omesso di stabilire nuove regole per prevenire e gestire con efficacia le frodi alimentari. Limitandosi a istituire un ‘centro di conoscenza’ affidato al Commissario per la cultura (!). E ha aggiornato il piano generale della gestione delle crisi senza neppure sfiorare i problemi accennati.

La gestione delle crisi di sicurezza alimentare, da parte della Commissione europea, è del tutto insoddisfacente. Laddove pavidi burocrati si limitano a registrare le notizie che ricevono dalle autorità degli Stati membri, guardandosi bene dall’esercitare quel doveroso ruolo di coordinamento che presuppone un vaglio critico delle notizie ricevute, e l’adozione di misure idonee a garantire una gestione corrente alle effettive valutazioni dei rischi individuati nei singoli casi.

Il caso in esame rappresenta un vergognoso esempio dell’inefficienza dei funzionari di Bruxelles. I quali non hanno neppure avuto il coraggio di correggere l’omertosa classificazione del rischio – ‘Serious risk: undecided’ (!) – operata dagli spagnoli. Incapaci perfino di affermare la gravità del rischio di un patogeno che presenta il 97,7% dei casi di ospedalizzazione, 16,2% di mortalità, 16-27% di infezioni a donne in gravidanza con rischi nella gestazione e meningiti nei neonati (EFSA, 2017)!?

#Vergogna!

Dario Dongo e Marta Strinati

Note

(1) V. https://www.epicentro.iss.it/listeria/

(2) Più raramente, secondo ISS, le infezioni possono verificarsi attraverso il contatto diretto con animali, persone o l’ambiente contaminato. L’OMS considera invece L. monocytogenes come un patogeno a esclusiva trasmissione alimentare. Cfr. Gianfranceschi, De Medici, Fiore et al. (2017). Listeria monocytogenes. Rapporto Istituto Superiore di Sanità ISTISAN 17/34, 2017: 31-36

(3) V. https://www.20minutos.es/noticia/3741129/0/listeriosis-contaminacion-magrudis-mecha-carne-mechada/

(4) Per approfondimenti, si richiama il nostro ebook gratuito ‘Sicurezza alimentare, regole cogenti e norme volontarie’, su https://www.greatitalianfoodtrade.it/libri/sicurezza-alimentare-regole-cogenti-e-norme-volontarie-il-nuovo-libro-di-dario-dongo. 

Source: Listeria, l’epidemia spagnola e le colpe di Bruxelles

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