Microalga spirulina. Proprietà, potenzialità e criticità

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Microalga spirulina. Proprietà, potenzialità e criticità

La spirulina è una microalga azzurra, dalla forma stretta e filamentosa. In natura l’Arthrospira platensis e l’ A. maxima (spirulina) sono frequenti nelle acque alcaline di tutti i continenti e in alcuni casi vengono usate a scopo alimentare dalle popolazioni locali. Sulle sponde orientali del lago Ciad, per esempio, le popolazioni Kanembu sfruttano da secoli questa risorsa con benefici nutrizionali e sociali.

Perché coltivarla in Italia?

Definita dalla FAO l’ingrediente del futuro – ha effettivamente tre volte il contenuto proteico di una bistecca con l’aggiunta di vitamine e sali minerali – negli ultimi anni è diventata un vero business quasi interamente gestito da Cina e India, paesi in cui non ci sono normative igienico sanitarie ferree, almeno non quanto le nostre. Il che è pericoloso per qualsiasi tipo di alimento, figuriamoci per quest’alga in grado di assorbire qualsiasi cosa, dal ferro a tutti i metalli pesanti presenti nell’acqua e nell’aria. Un rovescio della medaglia, di quella che molti definiscono panacea, che non può e non deve essere sottovalutato perché in molti casi la spirulina, se coltivata, raccolta ed essiccata male, rischia di fare più male che bene.

Spirulina fresca
Spirulina fresca

Come orientarsi tra tutte le informazioni presenti in internet

Facendo una breve ricerca abbiamo constatato come l’indicizzazione su web non sia garanzia di qualità – vale sempre: il logaritmo non garantisce la qualità – ci sono infatti aziende che comprano la spirulina da terzi per poi rivenderla, anche sotto forma di compresse, ci sono impianti pilota che stanno cercando di coltivarla in ambiente geotermico, c’è chi la produce in maniera amatoriale, chi punta alla sostenibilità, chi la tratta come fosse un farmaco con conseguenze (e costi) annesse.

L’Associazione Italiana per lo Studio e le Applicazioni delle Microalghe

Per orientarci in questo mare magnum di realtà ci siamo affidati al professore Mario Tredici che ha cominciato ad occuparsi della questione negli anni ’80 e il 1° marzo a Firenze, presso l’Aula Magna della Scuola di Agraria, presiederà la prima assemblea dei soci di AISAM (Associazione Italiana per lo Studio e le Applicazioni delle Microalghe). “A Firenze si incontreranno ricercatori e aziende per eleggere le cariche di AISAM, l’associazione che intende promuovere le ricerche e lo sfruttamento commerciale delle microalghe. In Italia gli studi sulle applicazioni delle microalghe sono iniziati a metà degli anni ‘50 con il prof. Gino Florenzano. Il nostro paese fu poi superato da Germania, Francia e Spagna quanto alle applicazioni commerciali”. Ma negli ultimi anni l’Italia sta recuperando terreno: “Oggi si contano oltre 50 piccole e medie imprese attive nel settore, per non parlare delle multinazionali dell’energia, ENI ed ENEL Green Power, che finanziano o conducono in proprio importanti progetti di ricerca”.

Spirulina essiccata
Spirulina essiccata

Perché quest’alga è così importante per il futuro?

Le colture algali sono sostenibili (le microalghe si possono coltivare su acqua di mare o salmastra in terreni non adatti all’agricoltura e senza uso di pesticidi) e vanno considerate tra le più promettenti fonti alternative di proteina e alimenti funzionali di cui avremo sempre più necessità per combattere la malnutrizione”.

Però ci sono delle difficoltà in ambito normativo

Nello specifico, le colture microalgali pongono qualche problema in più che ne limita lo sfruttamento commerciale. La biotecnologia delle microalghe non si inquadra in un ambito specifico, ma sta a cavallo tra le fermentazioni industriali e l’agricoltura. Ciò pone problemi tecnici e di natura normativa. Si tratta, insomma, di una biotecnologia ancora non matura, ma che dall’altra parte trova già oggi remunerative applicazioni in svariati settori ad elevato tasso di crescita, come acquacoltura, coloranti, integratori alimentari, farmaci, antiossidanti, antinfiammatori, immunostimolanti, cosmetici, acidi grassi polinsaturi…”.

Affinché non sia pericolosa per la nostra salute, come deve essere coltivata?

Come prima cosa bisogna accertarsi che si tratti di un ceppo di A. platensis (in molti paesi è ammessa come alimento anche la A. maxima, ma non in Europa). In secondo luogo, la coltivazione deve avvenire in ambienti chimicamente e biologicamente controllati. I rischi maggiori si corrono con colture all’aperto esposte alla contaminazione atmosferica che può portare nelle vasche polveri anche da svariati chilometri di distanza. Sono da temere in modo particolare le contaminazioni da metalli pesanti e quelle da ceppi di cianobatteri produttori di tossine”. Anche il processo di essiccazione è fondamentale: per mantenere tutte le proprietà organolettiche della spirulina, l’essiccazione deve avvenire a basse temperature.

Granulati
Granulati

Come si nutre la spirulina?

Premessa: ogni azienda ha la sua ricetta segreta. In ogni caso va sottolineato che se la spirulina “mangia bene” non puzza né ha un sapore sgradevole; tutte le connotazioni negative sono purtroppo retaggio di tipi di spirulina a cui si è stati abituati negli anni passati. Si alimenta di quei sali minerali che in natura trova nell’acqua, quindi magnesio, manganese e ferro.

Il consumatore quali strumenti ha per riconoscere un’azienda che lavora bene?

Sicuramente meglio bio che non, sicuramente meglio di produzione occidentale che asiatica, sicuramente meglio essiccata o fresca che in compresse (dove ci sono anche addensanti). Poi di norma bisogna conoscere l’azienda (purtroppo le etichette, ora, lasciano il tempo che trovano) e sapere che si trova in posti non inquinati. Il prezzo giusto si aggira attorno a 20 euro per 50 g, altrimenti i produttori non riuscirebbero a pagare nemmeno i micronutrienti, figuriamo tutte le analisi che devono fare prima di immettere la spirulina sul mercato.

Perché c’è grande interesse da parte dell’industria alimentare?

È la moda del momento e l’industria cavalca l’onda, ma spesso è a caccia del prezzo minore con tutte le conseguenze del caso. A onor del vero, però, ha anche valore intrinseco perché ha un concentrato di nutrienti e sostanze bioattive benefiche.

Le aziende italiane che lavorano bene

Essendo un settore in crescita, mettiamo subito le mani avanti: è probabile che qualche piccola azienda nata da poco ci sia sfuggita. Ma una cosa è certa, i nomi che seguono lavorano bene. C’è per esempio l’azienda di Tommaso Becagli, giovane imprenditore che ha deciso di scommettere sulla spirulina nella campagna vicino a Grosseto. La Tenuta San Lorenzo, con i suoi 450 ettari, è l’impianto più grande d’Italia (e fornisce, tra gli altri, Le Calandre dei fratelli Alajmo). Ma la storia dei Becagli inizia in una piccola bottega fiorentina nella quale si producevano prodotti alimentari legati alla tradizione e al territorio toscano. Con il tempo la tenuta è diventata anche un punto di riferimento per le coltivazioni biologiche e per l’ultima arrivata, la spirulina, che qui viene trattata come fosse un farmaco. “La nostra spirulina cresce in vasche aperte, le raceway ponds, collocate all’interno di serre automatizzate, che consentono una regolazione della temperatura, un’adeguata areazione ed esposizione alla luce solare. E nello stesso tempo eliminano il rischio di contaminazioni nel prodotto finale”. Il loro impianto è stato anche visitato un po’ di anni fa dall’allora presidente della commissione agricoltura della Camera, Luca Sani, che voleva elaborare una proposta di legge in materia di piante officinali, comprese alghe, muschi e licheni. Purtroppo, con le varie vicissitudini politiche, nulla ancora è stato fatto.

C’è Bertolini Farm, un’azienda agricola situata in provincia di Parma che affonda le sue radici in una lunga tradizione di famiglia. “Nel 2010 abbiamo realizzato un impianto alimentato a biogas che genera energia termica, con la quale riscaldiamo gli uffici e l’impianto di spirulina”, spiega Manuela Polizzi. “Avendo un’azienda agricola, nell’impianto a biogas ci vanno scarti di tipo vegetale, da stocchi di mais a concette di pomodoro, nulla di chimico insomma. La nostra azienda ha un’ottica di economia circolare, cerchiamo di recuperare il possibile, anche le acque delle vasche che viene filtrata e riconvogliata”.

Ci sono ApuliaKundi in Puglia, nata dalla partnership tra il Dipartimento di Scienze Agro-ambientali e Territoriali e il Dipartimento di Farmacia dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro, l’Azienda Agricola Serenissima di Conche di Codevigo in provincia di Padova e AlghItaly di Tezze di Arzignano in provincia di Vicenza, che producono spirulina mediante fotobioreattori. Si tratta di una tecnologia che prevede la coltivazione all’interno di sacchi in materiale plastico. E ancora lo stabilimento Microalghe di Camporosso che ha trasformato diverse serre inutilizzate a causa della crisi che ha colpito la floricoltura in habitat naturale per la coltivazione di spirulina.

Tenuta San Lorenzo – Grosseto – via Aurelia Antica, 50 – 0574 1595617 – severinobecagli.it

Bertolini Farm – Fidenza (PR) – Strada degli Orsi, 192 – 0524 67105 – bertolinifarm.it

ApuliaKundi – Appula (BA) – via Fiume, 29 – 349 6116639 – apuliakundi.it

Agricola Serenissima – Conche di Codevigo (PD) – via Frignolo, 21 – agricolaserenissima.it

AlghItaly – Tezze di Arzignano (VI) – via Verlato, 80 – 045 4826066 – alghitaly.it

Microalghe Camporosso Società Agricola srl (MAC) – Camporosso (IM) – Corso Italia, 220 – 0184 288195 – archimedericerche.com

 

a cura di Annalisa Zordan

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