Resistenza agli antibiotici, non c’è tempo da perdere. Rapporto OMS

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Resistenza agli antibiotici, non c’è tempo da perdere. Rapporto OMS

Non c’è tempo da perdere’. Il rapporto OMS 29.4.19 sulla resistenza agli antibiotici presenta uno scenario catastrofico, per la salute e l’economia globale. Fino a 10 milioni di morti l’anno nei prossimi tre decenni, con costi sociali e culmini di diseguaglianze paragonabili a quelli della crisi finanziaria 2008. (1)

Antibiotico-resistenza, il problema e le sue cause

L’antibiotico-resistenza è un fenomeno che si verifica quando i batteri ‘imparano a resistere’ agli antibiotici una volta in grado di sconfiggerli. E quando i microrganismi un tempo considerati quasi innocui iniziano a resistere a diverse classi di antibiotici (multi-antibiotico-resistenza), il problema si fa serio. Incremento della mortalità, degenze ospedaliere prolungate, indisponibilità di cure efficaci.

L’esorbitante costo delle dissennate speculazioni dei colossi del farmaco, come sempre, viene esternalizzato sulla comunità globale. La quale per mezzo secolo ha foraggiato le casse di Big Pharma, acquistando antibiotici come fossero caramelle per la tosse. Senza che nessuno, fino a pochi anni fa, sollevasse alcun dubbio sui costi individuali e sociali del loro abuso. Salvo soltanto aggiungere una scatola di fermenti lattici – alle prescrizioni o suggerimenti da banco – per ‘ristabilire la flora batterica intestinale’, in una visione fiabesca dell’interazione delle armi chimiche col microbioma.

La zootecnia ha a sua volta contribuito e tuttora contribuisce a causare e aggravare l’antibiotico-resistenza, poiché i farmaci veterinari negli allevamenti di ‘animali da reddito’ sono stati impiegati in via sistematica anziché localizzata, quale ‘strada più semplice’ per prevenire l’insorgere di focolai d’infezione. Se non anche per compensare le carenze igieniche e ‘migliorare le prestazioni’ produttive. Il legislatore europeo è perciò intervenuto con una drastica riforma (reg. UE 2019/6), al preciso scopo di limitare al minimo indispensabile l’utilizzo di antimicrobici e antibiotici negli allevamenti.

‘Non c’è tempo da perdere’. Rapporto OMS 29.4.19

No Time to Wait. Securing the Future from Drug-Resistant Infections.’ Il rapporto pubblicato il 29.4.19 da OMS deriva dalle attività del Gruppo di Coordinamento delle Agenzie ONU dedicato alla resistenza antimicrobica (IACG, ‘UN Interagency Coordination Group on Antimicrobial Resistance’. (2) La gestione di una crisi sanitaria e socio-economica di impatto globale postula invero un approccio condiviso, secondo la visione ‘One Health’. Laddove i c.d. ‘Sustainable Development Goals’ (SDGs), in agenda ONU 2030, rappresentano al contempo obiettivi e strumenti di sopravvivenza e risoluzione dei problemi. In particolare per quanto attiene ai diritti di accesso a cibo e acqua sicuri, premesse di salute e igiene.

Allo stato attuale, si attribuiscono almeno 700 mila decessi ogni anno a malattie resistenti ai farmaci, 230mila solo a forme di tubercolosi che non rispondono alle cure. Le malattie comuni divengono incurabili e i protocolli ‘salvavita’ perdono efficacia. Le filiere alimentari a loro volta aumentano la fragilità, a causa dell’impatto dei patogeni multiresistenti sulla ‘food safety’ (sicurezza degli alimenti) e così sulla ‘food security’ (sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, vale a dire disponibilità di cibo per le popolazioni). Lo IACG prevede che la resistenza antimicrobica potrà condurre 24 milioni di persone in condizioni di povertà estrema, di qui al 2030.

La resistenza antimicrobica è una delle più gravi minacce che affrontiamo come comunità globale’ (Amina Mohammed, Vice Segretaria Generale dell’ONU e co-presidente IACG)

Lo scenario di previsione ha una scala diversa, si preannuncia un’epidemia senza precedenti. Antibiotici, antivirali, antifungini stanno diventando inefficaci. IACG riferisce a 10 milioni di morti ogni anno, a livello planetario, entro il 2050. Con prevalenza nei Paesi LMIC (‘Little Medium Income Countries’) ma senza escludere le economie più mature. Il fenomeno è infatti registrato a livelli allarmanti in tutti i Paesi indipendentemente dal livello di reddito nazionale. Siamo pur sempre umani e continueremo a esserlo, tutti, a prescindere da polizze assicurative e conti correnti. Senza mai perdere, in ogni caso, la speranza di raggiungere quella copertura sanitaria universale proclamata finora invano dalle stesse Nazioni Unite e dai politicanti che vi partecipano. Parole vuote.

‘One health, la sinergia indispensabile 

One health. Salute umana, benessere animale, sicurezza alimentare e tutela dell’ambiente nei suoi vari aspetti – ivi compresi la gestione di rifiuti e delle acque reflue – sono temi intimamente correlati e devono venire gestiti in sinergia. Il rapporto IACG sottolinea la necessità di un approccio coordinato e sistemico, multisettoriale. L’Europa ha già intrapreso questo percorso, a partire dal Libro bianco per la sicurezza alimentare (12.2.2000). Ed è tuttavia indispensabile svilupparlo, anche in ambito internazionale, su diversi fronti.

L’abuso e l’uso eccessivo di antimicrobici esistenti nell’uomo, negli animali e nelle piante stanno accelerando lo sviluppo e la diffusione della resistenza antimicrobica’ , evidenzia il rapporto IACG. Si devono istituire sistemi normativi più rigorosi, sensibilizzare al corretto uso degli antibiotici, finanziare ricerca e sviluppo di nuove tecnologie per combattere la resistenza ai loro principi attivi, abolire l’uso di antimicrobici d’importanza critica e altri farmaci veterinari come promotori della crescita in zootecnia.

Le raccomandazioni del rapporto riconoscono che gli antimicrobici svolgono un ruolo critico nel salvaguardare la produzione alimentare, la sicurezza igienico-sanitaria e il commercio, così come la salute umana e animale, e ne promuove un uso responsabile in tutti i settoriI paesi devono incoraggiare sistemi alimentari sostenibili e pratiche agricole che riducano il rischio di resistenza antimicrobica lavorando insieme per promuovere valide alternative all’uso antimicrobico, come stabilito nelle raccomandazioni del rapporto’ (José Graziano da Silva, FAO, Direttore Generale)

Salmonella e campylobacter, aumenta la resistenza

I recenti rapporti di EFSA (European Food Safety Authority) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) mostrano come gli antimicrobici usati per trattare malattie trasmissibili tra animali ed esseri umani (es. campilobatteriosi e la salmonellosi) stiano perdendo efficacia e l’antibiotico-resistenza non mostri segni di diminuzione.

In alcuni Paesi UE la resistenza ai fluorochinoloni (come la ciprofloxacina) nei batteri del genere Campylobacter è così alta che tali antimicrobici non funzionano più per il trattamento di casi gravi di campilobatteriosi. Anche la salmonella nell’uomo è sempre più resistente ai fluorochinoloni, così come è elevata la sua resistenza a diverse classi di antibiotici (MDR, Multiple Drug Resistance).

Antibiotici, i consumi in Italia

Il rapporto AIFA (Agenzia italiana del farmaco) di marzo 2019, relativo al consumo di antibiotici in Italia, indica il nostro Paese tra i primi in Europa per consumo di antibiotici – se pure con un ‘trend’ in lieve diminuzione. Nonché, drammaticamente, per i tassi più elevati di resistenza e multi-resistenza. (4) 

Il consumo di antibiotici in Italia è stato pari a 25,5 dosi/giorno ogni mille abitanti, in calo rispetto al 2016 ma ben sopra la media europea (21,7 dosi/giorno ogni mille abitanti). Meritano attenzione, in particolare, i livelli di consumo dei farmaci da parte dei bambini. 

Nel corso del 2017 il 41,4% della popolazione pediatrica (0-13 anni) appartenente alle sei regioni analizzate (Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Campania e Puglia) ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici, e sono state prescritte in media 2,6 confezioni di questi farmaci.

Si osserva un picco di prevalenza d’uso del 50% (somministrazione a 1 su due, ndr) nel primo anno di vita del bambino, senza differenze tra maschi e femmine. Questo valore si mantiene pressoché costante fino ai sei anni di età. La prevalenza diminuisce poi progressivamente fino ai 13 anni di età, dove si attesta al 30%’ (AIFA).

Sabrina Bergamini e Dario Dongo

Note

(1) OMS (2019). Rapporto ‘No Time To Wait’ https://www.who.int/antimicrobial-resistance/interagency-coordination-group/IACG_final_report_EN.pdf?ua=1

(2) ‘UN Interagency Coordination Group on Antimicrobial Resistance’ (IACG) https://www.who.int/antimicrobial-resistance/interagency-coordination-group/en/

(3) Cfr. Efsa, ‘The European Union summary report on antimicrobial resistance in zoonotic and indicator bacteria from humans, animals and food in 2017

https://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/5598

(5) AIFA, ‘L’uso degli antibiotici in Italia. Rapporto nazionale Anno 2017’ http://www.aifa.gov.it/sites/default/files/Rapporto-L’uso_degli_antibiotici_in_Italia_2017_0.pdf

 

Source: Resistenza agli antibiotici, non c’è tempo da perdere. Rapporto OMS

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