Rezdora a New York. La pasta all’uovo di Stefano Secchi che ha imparato in Italia da Massimo Bottura

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Rezdora a New York. La pasta all’uovo di Stefano Secchi che ha imparato in Italia da Massimo Bottura

Tre piatti di pasta fresca da Rezdora Nyc, su tavolo in legno

Tre piatti di pasta fresca da Rezdora Nyc, su tavolo in legno

La cucina italiana a New York

Si chiama Rezdora il ristorante italiano della settimana a New York. Un’osteria emiliana, come recita l’insegna, che si propone di intercettare una tendenza evidentemente destinata a perdurare – quella dei pasta bar all’italiana che si moltiplicano da Manhattan a Brooklyn, puntando sul fascino evocativo della pasta fresca, possibilmente prodotta a favore di cliente – costruendoci intorno un ristorante con tutti i crismi del fine dining (ma “rustic italian restaurant” è la definizione fornita da chi l’ha ideato) a pochi metri da un tempio della ristorazione classica americana come la Gramercy Tavern. Del resto l’attività appena inaugurata al Flatiron District mette insieme un team di cucina in arrivo dall’esperienza di Marea, insegna di riferimento per la ristorazione italiana di una certa ambizione a New York, per oltre 10 anni sulla cresta dell’onda, e di recente esportata anche a Dubai.

Stefano Secchi. Chi è

Ma Stefano Secchi, ideatore del progetto ed executive chef spalleggiato dal suo braccio destro Mark Coleman, vanta un curriculum ben più attinente all’idea di cucina che guida la proposta di Rezdora. Origini sarde, cresciuto a Dallas, lo chef poco più che 35enne, ha iniziato ormai più di dieci anni fa un percorso di riscoperta delle proprie radici italiane a partire dall’America, nella squadra di Lidia Bastianich da Felicidia, e poi all’Osteria Mozza di Los Angeles (Nancy Silverton, non a caso, è stata tra le prime clienti di Rezdora). Ma è il periodo trascorso in Italia, a Modena, tra l’Hosteria Giusti e l’Osteria Francescana di Massimo Bottura (che sul sito del nuovo ristorante diventa, con un po’ di approssimazione, “Osteria Francesca”) a dargli oggi il credito per avviare un’impresa fondata sulla tradizione della sfoglia all’uovo tirata a mano dalle rezdore, le sfogline emiliane cui è dedicata la nuova insegna.

Tortelli ripieni pronti sulla spianatoia

La pasta all’uovo di Rezdora

E infatti si concentra sulla preparazione della pasta fresca il menu del ristorante che accanto all’esperienza tradizionale al tavolo (circa 60 i coperti) propone anche una sistemazione più informale al bar, con 12 posti al bancone per sperimentare una proposta meno impegnativa in termini di spesa. Altrimenti, il menu degustazione della casa (a 75 dollari) garantisce un percorso completo alla scoperta delle specialità regionali a base di pasta fresca all’uovo tipiche del Nord Italia, con focus chiaramente centrato sulla tradizione emiliana, dai maccheroni al pettine con ragù d’anatra agli anolini di Parma, alle tagliatelle al ragù. Ma la carta – che cambierà secondo disponibilità stagionale degli ingredienti, in gran parte in arrivo dal mercato contadino di Union Square, a pochi minuti dal ristorante – include anche proposte più creative, come i cappelletti verdi con porro, purea di funghi e piselli (“la nonna che cammina nella foresta emiliana” si intitola il piatto, strizzando l’occhio a una narrazione che anche da questa parte del mondo abbiamo imparato a conoscere bene), e omaggi alla storia della cucina italiana, come l’Uovo in raviolo del San Domenico di Imola, firmato Nino Bergese.

Uovo di raviolo in preparazione

Tutti i primi piatti, protagonisti di un menu che offre comunque valide alternative per chi non ama la pasta (dall’insalata cacio e pepe ai secondi di carne come coniglio e animelle, allo gnocco fritto con prosciutto, mortadella e finocchiona), sono proposti a un prezzo che oscilla tra i 22 e i 26 dollari per portata. E in abbinamento con vini italiani o drink classici, come il Negroni.

Rezdora – New York – 27th E 20th street – rezdora.nyc

 

a cura di Livia Montagnoli

Source: Rezdora a New York. La pasta all’uovo di Stefano Secchi che ha imparato in Italia da Massimo Bottura

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