Salumi da Re. L’intervista a Simona Caselli, Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia Romagna

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Salumi da Re. L’intervista a Simona Caselli, Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia Romagna

Simona Caselli fotografata a mezzo busto, con giacca rossa

Simona Caselli. Chi è

Parmigiana Doc, una laurea in Economia e Commercio, una lunga sfilza di incarichi dirigenziali (in Legacoop, CCFS, società cooperative), collaborazioni a diverse pubblicazioni su temi economico-finanziari, docente in Master in Economia Cooperativa, dal 2014 ricopre uno dei ruoli istituzionali cardine della Regione, sinonimo di food e mangiar bene nel mondo.

 

Un incarico importante in una regione come la sua.

L’Emilia Romagna è la regione che ha più Dop e Igp in Europa: ben 44, alcune delle quali rappresentano il 40% dell’intero export nazionale.

Quali sono questi prodotti certificati?

Il grana padano, il parmigiano reggiano, l’aceto balsamico e la piadina romagnola.

Quali sono le iniziative dell’Emilia Romagna per promuovere l’agroalimentare a livello internazionale?

Attualmente abbiamo 441 progetti di ricerca, sviluppo e innovazione per un totale di oltre 176 milioni di euro di investimenti. Entrando nel dettaglio: 179 progetti sono dedicati al settore agroalimentare, finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (POR FESR), 51 sono focalizzati sulla filiera, finanziati dal Programma di sviluppo rurale (PSR), e 93 sono Gruppi Operativi sull’innovazione (GOI), attivati dalla regione Emilia Romagna nell’attuale Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020. Nelle nostre attività come Regione abbiamo l’abitudine di mettere alle spalle la carta geografica dell’Emilia Romagna con i vari salumi posizionati nelle rispettive zone di produzione perché ha un effetto ipnotico: su giornalisti, operatori della comunicazione, pubblico. È un messaggio immediato e utile, dà la percezione di ricchezza, di cultura, di territorio, della biodiversità della salumeria italiana. Nella mappa con i salumi ci sono le 44 certificazioni Dop e Igp ma anche i Presidi Slow Food, con il quale abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa, per esempio per il culatello di Zibello.

Oggi si parla di innovazione tecnologica applicata all’agroalimentare: cambiamento climatico, risparmio di acqua e di energie, salubrità, biologico, agricoltura di precisione e uso contenuto della chimica, filiera chiusa.

Per garantire un’agricoltura all’avanguardia e sostenibile, nell’attuale PSR settennale l’ Emilia Romagna ha investito 90 milioni di euro: più delle altre regioni italiane. Di questa importante cifra 50 milioni di euro sono destinati ai Piani di innovazione e ricerca condotti dai Gruppi Operativi –una partnership tra enti di ricerca, formazione e consulenza del settore agroalimentare, imprese agricole e agroindustriali, associazioni di produttori– che hanno consentito la realizzazione di 93 progetti sui 207 attivati in Italia e gli oltre 600 europei. Numeri che fanno dell’Emilia-Romagna la prima regione in Europa per innovazione in campo agricolo. Le sfide del futuro sono il benessere animale, la sostenibilità ambientale, la filiera responsabile, per sensibilità e per la salute. Non dobbiamo farci trovare impreparati.

Sul fronte della formazione?

Si sta investendo anche nella preparazione di figure professionali attraverso progetti attivati nelle scuole agrarie, soprattutto, in istituti sperimentali e corsi di formazione, anche organizzati dai consorzi e da enti agricoli. Esistono inoltre bandi europei finalizzati a questo scopo. La risposta da parte dei giovani c’è. E si va a lavorare subito.

E per quanto riguarda la filiera dei salumi?

Al settore suinicolo è stato destinato 1,9 milioni di euro, che ha finanziato 9 progetti – 6 GOI sull’innovazione e 3 progetti di filiera – che coinvolgono 49 partner tra aziende agricole e di trasformazione, università ed enti di ricerca. I progetti in corso riguardano temi molto importanti e attuali, come benessere animale, contrasto alle antibiotico resistenze, gestione sostenibile dei reflui zootecnici, riduzione delle emissioni di ammoniaca e di gas climalteranti, alimentazione di precisione, riduzione delle escrezioni di azoto.

Come è cambiata la politica e la promozione agroalimentare nel corso degli ultimi 30 anni?

Moltissimo. Cito solo una delle ultime normative europee, il regolamento 1144/2014, finalizzato alla promozione dei prodotti agroalimentari della UE, che prevede un cospicuo sostegno economico alle attività informative e promozionali della filiera agroalimentare: 120 milioni l’anno per sostenere i prodotti agricoli comunitari.

Quali sono i Paesi più ricettivi?

In Europa: Francia e Germania, seguiti dal Regno Unito. In extra UE: prima di tutto Cina, dove sono state abbattute le ultime barriere sanitarie e ci aspettiamo un incremento importante delle nostre esportazioni alimentari. Poi Usa e Canada.

Dopo anni di chiusura del mercato, dal 2013 è possibile esportare negli Usa i salumi italiani. Nel 2017 è stato firmato l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada. Una buona opportunità di crescita per i salumi dell’Emilia Romagna.

È un risultato storico, soprattutto per il Prosciutto di Parma, che da oltre 20 anni era venduto in Canada come The Original Prosciutto. Nell’ultimo anno e mezzo il nostro crudo può presentarsi al mercato canadese con il proprio nome, la coroncina e tutto il resto. E le vendite ne stanno risentendo in modo molto positivo.

Quali sono i salumi della sua regione più consumati all’estero?

Mentre il mercato interno è stabile o in recessione, l’export è molto positivo. I salumi dell’Emilia Romagna più venduti all’estero sono la mortadella, famosa con il nome di Bologna, che veicola nel mondo una identità territoriale che ci appartiene, il prosciutto di Parma e il culatello di Zibello, che rappresenta l’immagine di altissima qualità della salumeria italiana. Le tre Dop piacentine, per salame, pancetta e coppa, hanno delle grosse potenzialità non sfruttate: la richiesta del mercato estero c’è, ma le quantità coprono appena il mercato interno. Bisognerebbe investire sull’organizzazione, sulla crescita produttivae sulle autorizzazioni per esportare in Usa e Canada.

Domanda d’obbligo: prosciuttopoli.

È in corso un’indagine della magistratura. Se è uscito fuori questo scandalo significa che i controlli ci sono stati e funzionano. La questione è di tipo molto tecnico, genetico. La frode riguarda l’impiego di cosce ottenute da razze suine non ammesse dai disciplinari, con un peso maggiore e più acqua nelle carni, non adatte a diventare i nostri prosciutti Dop. Ma la stragrande maggioranza degli allevatori, concentrati soprattutto nel nord, specie in Lombardia, lavora bene. I disciplinari rimarranno come sono, bisogna tenere duro sulla genetica dei maiali ammessa, punire chi fa il furbo sulla pesa delle carni, capire se gli allevatori siano stati indotti in errore e se la sono andati a cercare.

Cosa consiglia ai produttori di salumi per affermarsi all’estero?

Da un lato informarsi sui bandi nazionali ed europei, compresi quelli dello sviluppo rurale. Fare sempre attività in gruppo altre aziende, presentando insieme un paniere di prodotti: salumi, formaggi, pasta, piadina… Particolarmente vincente il tris salumi, parmigiano e piadina: l’unione fa la forza! Anche perché i buyer, soprattutto per i mercati più lontani, compra non uno ma diversi prodotti. Poi consiglio di appoggiarsi alle istituzioni, utilizzare le reti della ambasciate all’estero e delle Camere di Commercio, seguire la propria Regione nelle missioni istituzionali in giro per il mondo: in queste occasioni si possono incontrare consoli, ambasciatori, bayer…Importante è anche valutare le situazioni, il contesto, le tendenze del Paese dove ci si presenta, informarsi sul tipo di barriere sanitarie nei vari mercati, uno degli aspetti di maggior ostacolo, anche per motivi di protezionismo, come negli Usa. In questo caso bisogna contattare il Ministero della Salute e il servizio veterinario delle Regioni. Infine, aprire la mente, fare le cose giuste per aggredire il mercato, avere un minimo di conoscenza del marketing. E sapere l’inglese, ovvio.

Qual è il salume che preferisce?

Sono cresciuta a salumi! (ride). Faccio fatica a dire quale mi piace di più: il culatello, il prosciutto, il salame, la mortadella, la spalla cruda…

E il piatto regionale?

Le paste ripiene. In Emilia Romagna abbiamo 50 ripieni diversi: tortellino, cappelletto, tortello, anolino, cappellaccio… E poi le lasagne. Con farciture di ricotta e spinaci, patate, erbette, carni e salumi, zucca, anguilla. Chiuse a caramella o intorno al dito mignolo. Abbiamo una biodiversità pazzesca. Sono una donna fortunata!

 

a cura di Mara Nocilla

 

N.B. Nella nostra sezione www.gamberorosso.it/salumi-da-re troverete approfondimenti sulla manifestazione. Tenetevi aggiornati!

Salumi da Re – 30-31 marzo / 1° aprile – Antica Corte Pallavicina – Polesine Zibello (PR) – www.salumidare.it/

Source: Salumi da Re. L’intervista a Simona Caselli, Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia Romagna

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