Salute a scuola, belle parole in accordo Stato-Regioni

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Salute a scuola, belle parole in accordo Stato-Regioni

Verso una Scuola che promuove salute’ è il documento redatto dai Ministeri di Istruzione e Salute, approvato il 17.1.19 dalla Conferenza Stato-Regioni. La salute e gli stili di vita corretti devono venire inseriti stabilmente nella proposta educativa, dall’asilo alle superiori. Parole belle ma del tutto prive di concretezza, mentre dilaga tra le altre l’epidemia diabete.

Salute a scuola, il programma

Il programma del Ministero della Salute e di quello dell’istruzione non considera l’ipotesi di un insegnamento scolastico dedicato agli stili di vita salutari. Ambisce piuttosto a promuoverli – con approccio trasversale e olistico – nell’intero percorso didattico e nelle relazioni. Con l’(idealistico) impegno di tutti coloro che interagiscano con l’istituzione scolastica. Famiglie, docenti, dirigenti, alunni, organizzazioni e altre istituzioni che si relazionano con le scuole, ivi comprese le aziende sanitarie.

Ragazze e ragazzi in buona salute e che si trovano bene a scuola imparano meglio. Allo stesso tempo, ragazzi e ragazze che frequentano la scuola e sono inseriti in un processo di apprendimento positivo hanno migliori opportunità di salute’ (documento Conferenza Stato-Regioni, 17.1.19)

La promozione di salute ed ‘equità nella salute’ richiede interventi sistematici a beneficio dell’individuo, a prescindere dall’estrazione sociale e nell’intero corso della vita. Seguendo l’approccio ‘life course‘, verbalizzato dall’OMS, la scuola è il primo luogo dove imparare, lavorare, ‘vivere meglio’ e ‘guadagnare salute.

Le aree di intervento indicate dal programma sono diverse:

• educare agli stili di vita salutari. Contrastare cioè i primi fattori di rischio delle malattie croniche non trasmissibili, NCDs (Non-Communicable Diseases). Alimentazione scorretta, inattività fisica, tabagismo, uso dannoso di alcol, etc.). Promuovendo altresì la salute orale, (1)

• contrastare la malnutrizione in tutte le sue forme, tra eccessi e carenze,

• prevenire le dipendenze da sostanze illegali e farmaci (compreso il doping), nonché quelle comportamentali,

• prevenire le malattie trasmissibili e l’antibiotico-resistenza, diffondere consapevolezza sulle vaccinazioni,

• incoraggiare il benessere psico-fisico, anche attraverso interventi sui temi dell’affettività e dell’educazione globale alle relazioni,

• sostenere iniziative volte a favorire l’individuazione precoce di disturbi del neurosviluppo (2) e condisturbi specifici dell’apprendimento, la tutela della salute, il miglioramento delle condizioni di vita e l’inclusione scolastica di individui con disabilità e altre problematiche. (3)

Tutte le scuole potranno (dovranno magari anche, entro quando?) intervenire con le modalità ritenute più idonee ad affrontare i reali bisogni educativi e formativi dei singoli alunni. Nel rispetto delle linee d’indirizzo allegate al documento.

Le linee d’indirizzo su ‘scuola e salute’

Le linee d’indirizzo sulle ‘policy (o politiche?) integrate per la scuola’ prevedono di strutturare un percorso congiunto tra ‘Scuola’ e ‘Salute’, in una prospettiva di medio e lungo termine. Per favorire la sinergia di obiettivi e programmi relativi al benessere, che rispondano a criteri di ‘efficacia e appropriatezza’ e garantiscano ‘continuità e sostenibilità’. In particolare:

– includere nel sistema educativo di istruzione e formazione la promozione della salute, il benessere e la cultura della sicurezza e della legalità, mediante i piani triennali dell’offerta formativa (PON, legge 107/2015),

– sostenere la diffusione del c.d. approccio scolastico globale, raccomandato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sulla base delle evidenze scientifiche. Con obiettivi educativi e di salute, sostenibilità ed equità,

– inserire i temi della salute nei curricula scolastici come un percorso di educazione trasversale a tutte le discipline. Con l’obiettivo di dotare ogni studente di competenze di base e life skill. Vale a dire le capacità di prendere decisioni, creatività e senso critico, comunicazione efficace, empatia, gestione di emozioni e stress. Nel più ampio concetto di esercizio alla legalità, alla convivenza civile e alla cittadinanza attiva, in linea con le raccomandazioni OMS,

– promuovere la diffusione di programmi di intervento che puntino a costruire nelle scuole un know-how destinato a superare il contesto spazio-temporale di un anno scolastico. Con un approccio inclusivo e proattivo, per esprimere al meglio le potenzialità educative e formative del progetto scolastico,

– sviluppare, razionalizzare e diffondere modelli educativi che si basino su metodi validati dalla letteratura scientifica. Per promuovere la costruzione di responsabilità individuali e collettive ‘di cittadinanza’, oltreché di salute e benessere. Superando differenze dì genere, culturali e sociali,

– attivare un’azione di governance integrata intersistemica, a livello nazionale e regionale, degli interventi in tema di salute proposti alle scuole da soggetti pubblici e privati. All’insegna del c.d. ‘approccio scolastico globale’ della scuola che promuove salute,

– condividere strumenti di raccolta documentale di attività realizzate dalle scuole, per monitorare i processi e contribuire alla diffusione delle migliori prassi, sulla base di criteri condivisi.

Dalle parole ai fatti, alcune note critiche

Sorprende la visione di un documento programmatico di tale ampiezza e ambizioni bensì privo di alcun cenno alle sue modalità di attuazione. Non un esempio né un riferimento agli studi – citati in sola ‘linea di principio – e alle buone prassi che possano orientare in concreto la classe dirigente, scolastica e sanitaria, a trasformare le parole in fatti.

I buoni esempi non mancano. Su questo sito abbiamo riportato le esperienze positive di progetti maturati nel settore pubblico, come ‘giochiAMO dell’Università la Sapienza di Roma, al quarto anno di sperimentazione. Oltre ad alcune iniziative sviluppate in sinergia con le ONG e il settore privato, come il progetto ViviSmart e ‘C’era una volta la Cena.

Bisogna però selezionare modelli specifici, già sperimentati in alcuni distretti italiani ovvero all’estero. Valutarne la fattibilità, nei limiti delle onnipresenti clausole di ‘invarianza finanziaria’. Considerarne la potenziale efficacia nei diversi gradi scolastici e territori, provvedere agli opportuni adattamenti ed elaborare sia i programmi educativi, sia il materiale didattico da destinare ai vari attori sociali coinvolti.

Devono venire definite le responsabilità e competenze, a livello statale e regionale, con linee di indirizzo idonee a garantire l’efficacia dei progetti esecutivi sull’intero territorio nazionale. Devono essere definiti programmi di formazione coerenti con gli obiettivi posti, sulla base di informazioni e raccomandazioni univoche. Si devono altresì stabilire criteri di monitoraggio dello ‘status quo’ e di misurazione dei risultati ottenuti, in ottica di revisione dei programmi e di miglioramento continuo (nella logica organizzativa che ispira i sistemi di gestione della qualità dei servizi, es. ISO 9001). Senza dimenticare l’assenza a tutt’oggi in Italia di un piano strutturato di monitoraggio delle condizioni di salute di bambini e adolescenti. (4)

La prevenzione di obesità e sovrappeso infantile, stili di vita scorretti e malattie correlate postula poi l’adozione delle politiche nazionali necessarie ad affrontare l’emergenza italiana in atto, che viene puntualmente denunciata – finora invano – dalla comunità scientifica e dalla società pediatrica. Si deve intervenire sui profili nutrizionali degli alimenti, per distinguere i cibi buoni rispetto al cibo-spazzatura. Su tali basi, introdurre uno schema d’informazione nutrizionale sintetica in etichetta (seguendo il modello NutriScore, già adottato nelle vicine Francia e Spagna). Introdurre ‘soda tax e ‘sugar tax, escludere gli alimenti HFSS (High Fats, Sugar and Sodium) da distributori automatici, bar e mense scolastiche.

Il #cambiamento da tanti predicato solo a parole deve trovare attuazione concreta ed esprimersi anche attraverso rigorosi divieti al ‘marketing to kids, anche sui ‘social media, tuttora in auge per promuovere le vendite di ‘junk food’ (HFSS). Ma tutto ciò richiede lindipendenza della politica e dei vertici dell’amministrazione dalle lobby di ‘Big Food, che si ostina a contrastare le politiche sanitarie dell’OMS con ‘fake news’ su ipotetici attacchi al ‘Made in Italy’.

La speranza, si sa, è sempre l’ultima a morire. Ma dalle belle parole agli atti amministrativi e ai fatti concreti la strada è lunga. Mentre il tempo fugge e l’emergenza diabete, per citare solo una delle conseguenze dell’immobilismo politico sulla tutela della salute dei minori e dei giovani, dilaga come un’epidemia in quella che fu una delle culle della dieta mediterranea.

Attualmente in Italia sono 3,5 milioni i pazienti diabetici diagnosticati, 1 milione quelli privi di diagnosi. La prevalenza del diabete nei giovani di età 20-30 è raddoppiata in Italia negli ultimi 10 anni, fino a raggiungere quota 150 mila. Il diabete di tipo 2 rappresenta il 95% dei casi ‘ed è legato essenzialmente al cambiamento in negativo dello stile di vita. E se non si farà qualcosa, le conseguenze saranno pesantissime’, ha spiegato il dr. Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia, SID. Sigh!

#Égalité!

Dario Dongo e Giulia Baldelli

Note

(1) Il documento in esame riferisce alla ‘equità’ e alla salute orale, trascurando il dettaglio della sostanziale inaccessibilità delle cure odontoiatriche da parte delle famiglie meno abbienti. Con notevoli asimmetrie da Regione a Regione, e buona pace dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)

(2) Si riferisce in particolare ai disturbi della comunicazione e del linguaggio, ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder) e disturbi dello spettro autistico

(3) Peccato soltanto che la legge 9.1.1989 n. 13, in tema di barriere architettoniche, sia a tutt’oggi ampiamente disapplicata. Dentro e fuori le strutture scolastiche di ogni ordine e grado, università comprese (!). Una vera vergogna, per un Paese che osa definirsi civile

(4) Laddove un’analisi sistematica di dati antropometrici, disturbi e malattie, abitudini di vita (dieta, attività fisica) potrebbe rivelare dati essenziali all’impostazione del programma. Oltreché, in termini generali, delle politiche sanitarie e di prevenzione

(5) Dati presentati al congresso ‘Panorama diabete’, a Riccione l’8-13.3.19

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