Tre Bicchieri. Parla Paolo Montrone dell'azienda Terre degli Svevi

Tre Bicchieri. Parla Paolo Montrone dell'azienda Terre degli Svevi

La zona del Vulture ha ancora ampi margini di crescita, soprattutto per quanto riguarda comunicazione e promozione all’estero. Per questo i premi come il Tre Bicchieri sono così importanti. Parola di Paolo Montrone.

 

Le capacità imprenditoriali del Gruppo Italiano Vini hanno portato in poco tempo l’azienda diretta da Paolo Montrone a posizionarsi nel panorama enoico del Vulture come inevitabile punto di riferimento. Gli ettari vitati sono ben 110 con la vigna storica della cantina rappresentata dal Vigneto Serpara, nel comune di Maschito, dove le viti, che raggiungono i quarant’anni di età, forniscono le uve per l’unico cru aziendale. Gli altri corpi vitati si trovano poi a Venosa e in varie località vocate, dove trovano spazio vitigni a bacca bianca come il traminer aromatico e il müller thurgau. I vini hanno tutti una decisa linea comune: giocano su morbidezze ed equilibri che ingentiliscono la potenza tannica dell’Aglianico del Vulture. Abbiamo incontrato Paolo Montrone che, lucano di nascita, meglio sa descriverci la situazione attuale e la crescita dell’azienda.

 

Quando l’azienda è stata acquistata dal Gruppo Italiano Vini?

Il Gruppo Italiano Vini acquistò la Cantina e circa 110 ettari di vigneti nel 1998. È così che nasce l’avventura di Terre degli Svevi. È inevitabile affermare che, in quegli anni, l’Aglianico del Vulture non era di certo un vino noto e lo stesso si può dire del nostro territorio in generale. Il grande investimento fatto dal Gruppo Italiano Vini fu, dunque, senza ombra di dubbio, una bella scommessa. Il GIV, prima ancora di acquistare la Tenuta e i vigneti, si era da sempre interessato a questo territorio, consapevole del grande potenziale della zona e del nostro vitigno autoctono.

 

A quali cambiamenti avete assistito negli ultimi anni?

La cantina che celebra la presenza sulla zona degli Svevi e in particolar modo la figura di Re Manfredi, figlio di Federico II, ha puntato sin da subito alla ricerca della massima qualità del prodotto, a partire dal minuzioso lavoro nei vigneti sino all’imbottigliamento, e ha raggiunto subito ottimi risultati.

 

Cosa significa essere parte del Gruppo Italiano Vini?

Far parte della grande famiglia GIV, primo gruppo del vino in Italia e tra i primi al Mondo, ci dà la possibilità di essere sempre al passo con i tempi, di poter sperimentare tecnologie innovative, ma di rimanere comunque sempre fedeli alla tradizione e alla nostra identità.

 

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Gli investimenti del Gruppo continuano e mirano soprattutto alla ristrutturazione di alcuni dei vigneti di proprietà e al rinnovo della Cantina. Altri interessanti progetti riguardano l’ospitalità e la ristorazione; in autunno è infatti prevista l’inaugurazione del ristorante “Taverna Re Manfredi” a Matera, città che nel 2019 sarà Capitale Europea della Cultura e orgoglio per l’intera Basilicata. Vorrei, a questo punto, ringraziare il Presidente del GIV, Corrado Casoli, il quale, particolarmente affezionato alla nostra Cantina, crede fortemente nella crescita di Terre degli Svevi.

 

Quanto è conosciuto come vvino l’Aglianico del Vulture in Italia e all’estero?

Le potenzialità e il pregio dell’Aglianico del Vulture sono da sempre riconosciuti dagli esperti di vino e dagli operatori del settore. Risulta invece piuttosto complicato comunicare e far entrare nell’Olimpo dei grandi vitigni italiani l’Aglianico, ancora poco conosciuto e per troppi anni offuscato dai grandi giganti come il Barolo, il Chianti e l’Amarone. Il Gruppo Italiano Vini può vantare una rete commerciale estera molto strutturata e potente, ma mi rendo conto che per le piccole realtà del Vulture emergere nel mercato estero risulta un’impresa ostica.

 

Cosa sta facendo il Consorzio per promuovere nuove iniziative finalizzate alla valorizzazione di questo grande rosso da invecchiamento?

È fondamentale creare unione e complicità tra i vari produttori e puntare su iniziative promosse dal Consorzio e dall’Enoteca Regionale. Queste iniziative devono dare visibilità al nostro territorio, alle varie declinazioni dell’Aglianico e ai progressi sempre più notevoli ottenuti dalle cantine.

 

Quali sono i prossimi passi?

L’Aglianico deve allontanarsi dalla ormai remota immagine di vino da taglio, ruvido e aggressivo. Oggi sono in crescita le cantine che, sempre più attente ai dettagli e alla ricerca di alta qualità, producono vini di sorprendente eleganza e finezza. Ogni riconoscimento, premio ottenuto da un qualsiasi produttore rappresenta un ottimo risultato non solo per la cantina in questione, ma per la visibilità e la promozione del nostro Aglianico.

 

Questo è il vostro sesto Tre Bicchieri consecutivo, senza tener conto degli altri ottenuti negli anni. Quanto vale ancora questo riconoscimento?

Ritengo che per tutti i produttori italiani il riconoscimento più ambito sia senza dubbio quello dei Tre Bicchieri. La vostra guida è sicuramente la più conosciuta anche all’estero ed è quella che permette ai produttori di ottenere un’ottima visibilità utile a inserirsi nei vari mercati, esteri e non. Il fatto di aver ottenuto per più anni di seguito questo riconoscimento non può che renderci orgogliosi e fieri di aver lavorato con serietà e di essere riusciti a preservare un alto standard qualitativo. Ed è anche per questo che il consumatore di oggi, sempre più attento alla qualità del prodotto, continua ad apprezzarci.

 

Re Manfredi – Cantina Terre degli Svevi – Venosa (PZ) – loc. Pian di Camera – www.cantineremanfredi.it

 

a cura di Stefania Annese

 

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