Turismo&cibo secondo Osvaldo Bevilacqua. 40 anni in giro con Sereno Variabile

Turismo&cibo secondo Osvaldo Bevilacqua. 40 anni in giro con Sereno Variabile

ritratto di Osvaldo Bevilacqua

Il turismo culturale paga

40 anni di storia per quella che è la più longeva trasmissione televisiva dedicata al viaggio. Sempre in onda (su RaiDue), e con la stessa conduzione, in giro per l’Italia al seguito di Osvaldo Bevilacqua, che la Penisola l’ha girata in lungo e in largo dal 1978 con Sereno Variabile, di cui è prima di tutto autore. Una perseveranza che gli è valsa l’ingresso nel Guinness dei Primati, e di lui ha fatto un profondo conoscitore dei territori e della loro storia. Divulgatore culturale e pioniere del turismo con la T maiuscola, fatto di attrazioni artistiche, bellezze naturalistiche, specialità enogastronomiche da scovare: “I primi segnali di quanto la cultura potesse diventare un potente attrattore per il pubblico li ho avuti circa 15 anni fa. All’epoca, come piace dire a me, contrabbandavo la cultura, anche se proporre un programma del genere sembrava non pagare in termini di ascolti”. E invece, perseguendo l’obiettivo e somministrandolo per piccole dosi, il traguardo è stato raggiunto: “L’Italia è un Paese di meraviglie, e la gente vuole scoprirle. Il pubblico è cresciuto con noi, molti hanno seguito il nostro esempio”. Che le cose stessero cambiando per il meglio, Osvaldo l’ha capito in occasione della messa in onda di una puntata tutta dedicata a Napoli, ai suoi tesori d’arte e alle sue tradizioni: “Succedeva 18 anni fa, facemmo il 22% di share. Ho capito che dovevamo insistere, perché la cultura paga. E la conoscenza è un diritto. Bisogna crederci”.

 

Viaggiare l’Italia

Lui, dal canto suo, ha avuto l’opportunità di girare l’Italia in lungo e in largo, scoprire le numerosissime storie di quell’Italia nascosta a cui un paio d’anni fa ha anche dedicato un libro (L’Italia nascosta, 2016, Eri Rai), percorrendo milioni di chilometri, registrando un’evoluzione importante nel costume di una società che ha scoperto il piacere di viaggiare: “Dal turismo di massa si è passati a quello personalizzato, tagliato sulle esigenze di ciascuno. E così è maturata la figura di un turista consapevole, che è prima di tutto un viaggiatore: una persona che ama scoprire usi e costumi di un territorio, vivere esperienze integrate che raccontano la verità di un luogo e di chi lo abita”. Quindi non solo attrazioni paesaggistiche e storico-artistiche, ma pure pratiche artigianali e tradizioni enogastronomiche: “La gastronomia è diventata una delle motivazioni più forti per i viaggi e il turismo. Del resto l’enogastronomia in Italia nasce da una grande storia e da una grande cultura”.

Il racconto del cibo

E allora come raccontare il cibo perché diventi un veicolo di attrazione culturale? “Il made in Italy è sempre stato molto forte, nonostante noi. Per fortuna molti territori oggi sono cresciuti con lo sprone a migliorarsi per attrarre turismo di qualità. Penso alle regioni del vino, il Collio, le Langhe, il Chianti, le terre del Sagrantino…”. E a macchia d’olio territori che hanno seguito l’esempio, riscoprendosi ricchi di tesori da valorizzare: “Comunicarli è un nostro dovere, a lungo abbiamo accettato il primato di altri, credendo di non poter competere. Non è così. E nel racconto del cibo entrano in gioco molti elementi:  la qualità del prodotto, certo, ma anche il valore emotivo e l’onestà del racconto”. Non a caso, Bevilacqua ci tiene a ribadire quella che è la risorsa più importante del turismo: “Il paesaggio evocativo è quello che al primo approccio conquista gli occhi e il cuore; ma è il paesaggio umano quello che ripaga di più: ospitalità e accoglienza sul territorio e verità dell’esperienza sono gli elementi che ci convincono a tornare (o restare)”. Una riflessione che non prescinde da considerazioni più materiali, che suonano come un appello alla politica: “Il turismo è un’industria, merita investimenti e rispetto. Invece troppo spesso viene trattato come la Cenerentola della spesa pubblica”. Lui, che in anni di esperienza sul campo ha fondato un metodo, può dirlo con cognizione di causa.

 

Qualità e formazione

E invece qual è il suo rapporto con il cibo? “Sono fortunato, ho sposato una chef. E in casa Bevilacqua si mangia bene, in modo consapevole: i miei figli fanno l’applauso alla mamma ogni giorno per quello che porta in tavola. Fuori bisogna rilevare una crescita generale dell’offerta: i ristoratori hanno capito che per restare sul mercato conta la qualità”. Ma c’è un altro aspetto che gli sta particolarmente a cuore, la formazione: “Negli ultimi anni la trasmissione si muove anche tra gli istituti alberghieri d’Italia, che sono una risorsa importante. È importante coinvolgere i ragazzi che faranno il futuro, ed è bello per noi respirare il loro entusiasmo”. Insomma, basta poco? Non proprio, non per chi ha fretta di tagliare il traguardo. Prendiamo la cultura gastronomica: “Era il 1982, con Giuseppe Mantovano pubblicavamo quei Laboratori del gusto che avrebbero fatto da apripista alla riscoperta della gastronomia declinata come fatto culturale. Fummo pionieri nell’intraprendere una strada che ha ancora molto da dire”. Anche per questo lui è ancora in prima linea, instancabile divulgatore che non ha perso il piacere di viaggiare.

 

 

 

 

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