Whole Foods, Amazon. Maltrattamenti animali e repressione del dissenso, una petizione 

Whole Foods, Amazon. Maltrattamenti animali e repressione del dissenso, una petizione 

Whole Foods – il leader USA del grocery tinteggiato di verde, proprietà Amazon – è al centro di uno scandalo sui maltrattamenti animali. Ma la gestione della crisi, nel Paese della statua della Libertà, è affidata alla repressione del dissenso. Una petizione per fermare questi e altri orrori, #OneClickCruelty.

Whole Foods, maltrattamenti animali e pubblico inganno

Whole Foods ha fondato il proprio successo, nel corso dei decenni, per la scelta e la distribuzione di prodotti alimentari presentati come ‘sostenibili’. Almeno a parole. Le carni e i ‘foods of animal origin’ non risultano però provenire sempre da allevamenti rispettosi del benessere animale. È quanto emerge dalle molteplici inchieste realizzate dalla ONG Direct Action Everywhere (DxE).

Gli attivisti di DxE hanno condotto numerose indagini sulle aziende agricole – come Diestel Turkey Ranch e Petaluma Farms – che riforniscono Whole Foods di alimenti di origine animale. Documentando, con materiale fotografico e video, un’ampia serie di atrocità. In avicoltura ad esempio, animali morti assieme a quelli vivi, ammassati in fienili ad alta densità. Volatili feriti e cannibalizzati, privi di cure, intrappolati tra le feci.

Il pubblico inganno sulle condizioni di allevamento ha innescato la protesta di Direct Action Everywhere. La quale ha organizzato parecchi flash-mob, negli ultimi quattro anni, all’interno dei negozi e nei loro parcheggi. Proteste non violente, ove viene messo in scena il dramma della crudeltà negli allevamenti a servizio del colosso distributivo. A danno delle specie avicole e delle vacche da latte. (1)

Whole Foods e Amazon, la repressione del dissenso

I coreografici flash-mob di DxE sono sempre stati tollerati pacificamente, dal personale e dagli addetti alla sicurezza di Whole Foods. A settembre 2018 però, dopo l’acquisizione di Whole Foods da parte di Amazon per quasi 14 miliardi di US$, la musica è cambiata. L’impero di Cupertino ha deciso di citare in giudizio Direct Action Everywhere, chiedendo un’ingiunzione per impedire agli attivisti di manifestare perfino nei parcheggi all’esterno dei negozi.

L’annuncio di ‘Occupy Whole Foods’ – una manifestazione destinata a protrarsi per una settimana – ha scatenato una reazione improvvisa. Anziché affrontare le gravi criticità della propria filiera di approvvigionamento, la squadra di Jeff Bezos è passata dal dialogo civile alle carte bollate. Ed è giunta a chiedere l’interdizione di Wayne Hsiung, co-fondatore, e altri attivisti DxE da tutti i negozi di Whole Foods della California (!).

Rosso no box – ‘L’azione diretta non violenta mira a creare una crisi e alimentare una tensione tali da costringere la comunità – che si è costantemente rifiutata di negoziare – ad affrontare la questione. Si cerca così di drammatizzare una questione, in modo che essa non possa più venire ignorata’ (Martin Luther King Jr., lettera da una prigione di Birmingham)

La Voce del Padrone già di per sé suona più forte delle voci critiche, poiché il padrone Amazon – oltre a dominare l’ecommerce in Occidente – gestisce Big DataCloud e Prime. E nonostante ciò, l’Impero pretende di reprimere il dissenso a tutti i costi. Azioni legali a raffica nei diversi Stati, allerta delle polizie di contea, in una parola ‘intimidazioni’.

Benessere animale, la battaglia prosegue. Petizione rivolta ad Amazon

La battaglia per il benessere animale prosegue comunque. Nei confronti di Whole Foods come di Amazon, a cui è rivolta una petizione che Great Italian Food Trade sostiene a gran voce, invitando i propri lettori e interlocutori a fare altrettanto. Affinché la ‘mano invisibile del mercato’ – che il colosso USA dell’ecommerceesprime con cinica violenza – metta subito fine al mercimonio delle crudeltà su animali inermi.

La petizione – che invitiamo tutti a consultare, sottoscrivere e promuovere, su https://oneclickcruelty.com – rivolge ad Amazon le essenziali richieste di cui a seguire.

1) Interrompere la vendita di prodotti che derivano da inaccettabili crudeltà nei confronti degli animali, o sono destinati a causarle, come:

– carni e ‘foods of animal origin’ che derivano da animali allevati in condizioni che non ne rispettino il benessere,

– alimenti che derivano da crudeltà sulle specie animali (es. foie gras, il fegato ingrossato di volatili sottoposti ad alimentazione forzata oltre misura),

– attrezzature per il combattimento dei galli, che è tra l’altro vietato in molti Paesi del pianeta (oltreché in tutti gli Stati USA),

– pellicce. Centinaia di cincillà per un cappotto di pelo? Basta!

2) Escludere dalla lista dei fornitori tutti gli operatori che non siano in grado di garantire il benessere degli animali da cui gli alimenti derivano. La lista è purtroppo lunga, poiché le regole sul benessere animale nel continente americano sono scarsamente applicate. Oltre ad essere scarse di per sé, al punto da non regolare neppure la clonazione. (2)

Amazon afferma di essere ‘impegnata in un business legale ed etico’. Niente di più falso! Allo sfruttamento dei lavoratori, gli abusi nei confronti dei fornitori, la disinformazione dei consumatori, il contrabbando di pesticidi e farmaci veterinari, l’evasione fiscale in UE mancavano solo i maltrattamenti animali!

Ma i consumAttori in Europa preferiscono farsi cullare dalla Voce del Padrone verso il grande sonno. E le autorità di controllo, tanto in Europa quanto in Italia – nella latitanza di AGCM, ICQRF, Ministero della Salute – accompagnano la catalessi dei diritti. Fino a quando?

#Égalité!

Dario Dongo

Note

(1) Si veda il video https://m.youtube.com/watch?v=yU4PJCuslD0&feature=youtu.be

(2) Si vedano i precedenti articoli https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/operazione-carne-fraca-riflessioni-su-globalizzazione-sicurezza-alimentare-e-dirittihttps://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/ceta-il-governo-italiano-approva-la-ratifica


Source: Whole Foods, Amazon. Maltrattamenti animali e repressione del dissenso, una petizione 

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